sabato 22 dicembre 2012

UN ANNO DI CONCERTI - I premi speciali di Eva Corre


Siamo alla fine dell'anno e tutti i telegiornali ci ricordano i fatti più importanti accaduti nel 2012. E' tempo di bilanci ed oroscopi. Visto che non mi interesso di astrologia, voglio stilare un elenco di eventi musicali, album, concerti ecc. che mi hanno particolarmente colpito quest'anno, che ho vissuto in prima persona e che vale la pena di menzionare. Naturalmente si tratta di una lista strettamente personale! Chissà quante cose valide che mi sono persa! Inoltre non capisco granchè di musica! E' la cosiddetta classifica "di pancia" di Eva Corre!!

Premi speciali per i concerti live:

Categoria il concerto da rimanere a bocca aperta: SLAUGHTER IN THE ALPS 3 - brutal death metal al Pippostage



Categoria concerto nel locale più piccolo: Supercanifradiciadespiaredosi alla Talpa (Miola di Pinè)
Categoria concerto-festival dell'anno: Le 7 chiavi a Coredo

 Categoria concerto con più vibrazioni UncleVanja night:  Mombu,  Morkobot


Categoria concerto con le coreografie più curate: Bubble Beatz finale Upload 

Categoria concerto più ballato:  i Punkreas
Categoria concerto con le più belle acconciature tra il pubblico: The Casualties
Categoria concerto che è anche spettacolo teatrale: Kamikaze Queen
Categoria concerto One man show: La piccola orchestra Felix Lalù a parco Petrarca quasi al buio

 Categoria concerto One girl show:  Lili Refrain


Categoria concerto solidarietà: The Bastard Sons of Dioniso con Anansi per ADMO
Categoria concerto in piazza che avrebbe meritato più pubblico: PAN DEL DIAVOLO

SEZIONE MUSICA REGIONALE 2012 - Premi speciali (una birra se vi vedo)

Categoria The best album 2012: Johnny Mox - We Trouble



 Categoria The best live 2012: Il Wooden Collective suona a casa tua!


 Categoria The best video 2012:  Rosie The Squirties





lunedì 10 dicembre 2012

LUCIDARE I TAGLI - Nuovo video per i TBSOD

 

(Ovvero l'intervista di tre piccioni con una fava)

 

http://www.tbsod.com/ 

Nuovo video per i The Bastard Sons of Dioniso. Un video di ben 8 minuti e passa. Atmosfere magiche, porte che si aprono sui prati, vasca da bagno con dentro uno che scrive, uno bello, una bella, un galeotto, un pugile, un negozio di abbigliamento e una bara ... Una collaborazione a più mani. Eva ha voluto vederci chiaro ed ha deciso che era tempo di fare un'intervista allargata, ovvero l'intervista di tre piccioni con una fava, intervistando Michele Vicentini (guitar dei Bastard Sons of Dioniso), Stefano Bellumat  (noto come Joe Barba, regista del video, batterista de The sQuirties e Wooden Collective) e Felix Lalù (artista-pittore-artigiano a tutto tondo- cantautore alpinmelodicopunkdacameretta , co-paroliere del pezzo e attore nel video). Ne è venuta fuori una cosa che più interessante di così non si può! Tutto quello che volevate sapere sul video bastardo, un vademecum per come girare i videoclip low cost e alcuni consigli per come scrivere pezzi in italiano! Insomma, di tutto di più! 

La prima domanda a Michele. I testi dell'ultimo album dei TBSOD (Per non fermarsi mai ndr), sono tutti in italiano. Questa scelta, che vi fa certamente onore perché non facile, è una scelta obbligata per far breccia sul pubblico italiano o sul mercato discografico italiano? Scrivendo solo in italiano, non rischiate di limitare la diffusione della vostra musica ?

Michele: La scelta dell'italiano dopo anni di inglese è stato un passo quasi spontaneo anche se un pochino sofferto. L'unico esperimento fino al 2009 era l'arrangiamento di "io non compro più speranza", una hit di qualche secolo fa, poi nient'altro, tranne rari esperimenti mai pubblicati.
Il confronto con l'italiano è stato probabilmente una conseguenza del grosso impatto mediatico post Rai, che ci ha portato ad un esame di coscienza sia sulla qualità dell'inglese proposto (molto grossolano) sia e soprattutto per il grado altamente goliardico dei contenuti, che non ci avrebbe risparmiato una denuncia dagli alcolisti anonimi, anche se in realtà poi la tirata d'orecchie è avvenuta comunque. L'italiano è arrivato come una badilata sul setto nasale, una sfida per metterci alla prova su quanto fossimo cresciuti e quanto riuscissimo ad esprimere il disagio provato nelle ultime esperienze. La morale della favola è che io amo le tronche e l'italiano è decisamente la lingua più sbagliata per esprimersi. Felix Lalù prego confermi. Non c'è nella maniera più assoluta un collegamento fra la scelta della lingua e la diffusione/limitazione che questa impone sul mercato, anche perché ignoriamo quale sia il modo per far breccia, o forse siamo consci che non esiste proprio una maniera giusta.

Backstage/Foto Federico Sassudelli
Il nuovo video è (secondo me), molto diverso da quelli fatti in precedenza. Ha uno stile diverso, forse più maturo, poco decifrabile ed in questo senso più interessante e, permettetemi, meno “da cartolina”. E’ la dimostrazione di un cambio di rotta, di una crescita della band o un esperimento ben riuscito? Perché vi siete affidati a Stefano Bellumat per la regia? 

Michele: Già la scelta del pezzo lasciava libero spazio alla fantasia. Metti insieme noi tre, Bellumat, Felix Lalù e Caio, qualcosa di pazzerello doveva per forza uscire. Anche secondo me il video è più maturo dei precedenti, e la spiegazione sta nel semplice fatto che è stato ideato, creato, e montato in "casa" e senza limiti temporali. Intendo dire che la possibilità di ampia comunicazione e confidenza con Bellumat si è dimostrata produttiva per il risultato finale, anche partendo da una produzione minore rispetto ai nostri video precedenti. Stefano ha proposto un'idea iniziale che ci ha subito intrigato, l'abbiamo sviluppata assieme, non preoccupandoci che ci sarebbero volute settimane per procurare materiale, persone, location e permessi. Siamo subito partiti in quarta, e ci abbiamo messo anche meno del previsto.

Per ognuno di noi il video può avere un significato diverso, forse il fatto di essere un po' “nebuloso” lo rende interessante, per cui non vi chiederò il significato del video. Diteci però dove è stato girato (le diverse location), chi ha partecipato al video e se la vasca di bagno (decorata da Felix) sarà messa all'asta per scopi benefici.

Michele: Le location del video sono molte: la scena del ballo di Simone e Irene al teatro di Borgo Valsugana; Le scene di Fede in palestra e sul ring al Master Institute di Lavis; le mie scene nella prigione in un sotterraneo di una casa di Borgo, dove vive Alessandro Galvan degli Squirties; Jacopo in macchina sulla strada che da Borgo porta in Sella, come pure le steadycam nel bosco; il negozio con Caio all'abbigliamento Il Cappello di Borgo; il prato è l'altopiano di Marcesina, località incredibile al confine fra Trentino (Grigno) e Veneto (comune di Enego). Hanno partecipato e aiutato molte persone, gli interpreti sono Felix Lalù, Simone Sassudelli, Irene Schindele, Tiziano Mattivi, e Moira Bondi. La vasca di lamiera è stata recuperata letteralmente sotto ad un cumulo di letame, lavata, tagliata (era da incasso), molata, pitturata e dotata di piedini da divano, il tutto dai TBSOD in officina Vicentini. Felix Lalù l'ha sapientemente decorata direttamente nel prato di Marcesina il giorno stesso delle riprese, mentre noi tentavamo con difficoltà di farci il nodo alla cravatta. Purtroppo tuttora puzza di vernice bruciata e credo nessuno avrebbe il coraggio di avvicinarvisi.  

Michele e Felix, il pezzo "LUCIDARE I TAGLI" è considerato, dai molti fans dei tbsod uno dei migliori dell’album, non solo per la musica ma anche per il testo, che è scritto in collaborazione con Felix. Ci potete spiegare il significato del testo? Come è nata la collaborazione per questo pezzo?

Michele: Noi TBSOD abbiamo spedito la traccia audio con melodia vocale "na na na" a Felix, che trovava lo strumentale molto buono e d'ispirazione per un suo testo. Qualche giorno dopo si è presentato con le parole in mano. In un pomeriggio di sala prove lo abbiamo un po' modificato per incastrare meglio la metrica leggermente diversa dall'originale. Con qualche cambio di verso e termine il testo era definitivo. Ma tengo a sottolineare che il concetto di antieroe spompato Mickey Rourke in rappresentanza dell'artista disperso e dimenticato è di Felix, e ci ha subito acchiappato.

Felix: Il testo parla del film "The Wrestler", con Mickey Rourke. Il film è uno tra i miei preferiti e Mickey Rourke è semplicxemente l'attore ideale per interpretare quel ruolo. Nel film è un wrestler che ha avuto il suo momento di vera gloria vent'anni prima, un Hulk Hogan allo sfascio, o forse un Hit Man Hurt che si è perso in chissà che cosa (figa?roba?investimenti nella Enron?) e si ritrova quasi calvo, senza famiglia, con una figlia che non vede mai e innamorato di una puttana (per niente male peraltro) ma soprattutto messo malaccio a fare incontri di wrestling davanti a 40 persone in palestre scalcagnate della circoscrizione di Roncafort, per dire.
Anche la vita dello stesso Mickey Rourke ha avuto curvone paura: gran figo, consacrato da 9 settimane e mezzo ma con velleità da attore meglio, abbandona la carriera per dedicarsi alla boxe professionistica, a tirar
pugni a gente che lo vorrebbe rovinare (pensa se sei un pugile e combatti con Scamarcio, lo vuoi solo sfondare). Fa qualche incontro, perde spesso, gli rovinano la faccia. Poi torna, fa una manciata di ruoli da coprotagonista che ruba la scena ai protagonisti finchè Darren Aronofsky (quello di Requiem for a dream, uno che col disagio ci sa fare) lo piglia e lo ributta in pista. Meritava un oscar, se gli oscar andassero alla gente che li merita.
Quando ho sentito la musica in sala prove dai Bastard ho pensato subito che fosse la più bella suite musicale che avessero mai composto, di una maestosità dramatica. Ho pensato che era musica cazzuta ma che lasciava l'amaro in bocca, come di dio decaduto. Mi è subito venuto in mente The Wrestler, ho chiesto ai ragazzi di poterci scrivere una canzone, ho litigato per una mattina con la melodia di voce del Vice per incastare tutte quelle tronche maledette (quella di cui vado più fiero è "e bermi il mio cachet") e dopo tre giorni dopo era già così più o meno com'è ora.

Backstage/Foto di Federico Sassudelli

Felix, scriverai ancora per i tbsod o per altri?

Felix: Ho scritto una canzone per Le Origini della Specie ma sul disco hanno usato la stessa musica con un altro testo loro (e comunque figo) e li capisco.
Ho scritto una canzone per gli Squirties, ma me l'hanno bocciata perché c'era dentro un pezzo hiphop e li capisco.
Ho proposto di scrivere una canzone per i Bob and the Apple ma non mi hanno più cagato e li capisco.
C'era un pezzo mio in Aou dei Supercanifradiciadespiaredosi (melodia che in effetti avevo rubato ai The International Noise Conspiracy e poi riutilizzato in Le Lu La Lu) e poi l'han tolto, e li capisco.
Ho anche proposto di scrivere per Bob & Mat (un duo noneso che fa roba tipo Django, quando
non si perdono con le cover) ma poi mi son dimenticato di scrivere il testo, o non mi veniva.
Ne scriverò altre per i Bastard, se dio vuole.
Ed è in arrivo una collaborazione con Giacomo Gardumi e Simone Gardumi, i cugini meraviglia.
Mi piacerebbe tanto scrivere per i Wooden Collective e per i Very Short Shorts.
Vorrei scrivere una canzone sbregamudande, tipo Albachiara. L'ho proposto a Le Origini della Specie ma ma dopo Silvio rimembri ancora penso che ne abbiano avuto abbastanza. Allora credo che lo chiederò a Davide Battisti, che mi sembra l'unico vero cantautore pieno di sè del Trentino.
Anzi lancio un appello. Volete scrivere in italiano ma avete problemi con le tronche? (se in ogni vostra canzone c'è me, te o fragile vi garantisco che ce l'avete) (qui una piccola guida per cantautori) Scrivetemi: a me vengono così, in due giorni vi scrivo una canzone che è la meglio che abbia mai scritto e ve la regalo. Se non vi piace la buttate al cesso ma io intanto mi sono divertito un tot.


Felix, nel video mi sei sembrato molto convincente anche nel ruolo di attore (sviolinata ndr). Ti avevo già visto nel tuo video ufficiale Dame il vulvon , Ti spero o in altri video “artigianali/caserecci” dove in genere cantavi, anche guidando il trattore, ma non c'era sceneggiatura o frammenti di storia. In questo video sei proprio un attore di cinema muto. Come è stata questa esperienza?  

Felix: Diciamoci la verità: nel video come attori facciamo tutti cagare. Non dico che non siamo divertenti, che non onoriamo il nostro ruolo, che non abbiamo un senso nella storia, ma come attori facciamo cagare. A parte Irene ovviamente, ma lei ha il vantaggio che è figa. Dire che recitiamo  bene sarebbe un'offesa a chi recita per professione, ma anche per diletto. Com'è stata questa esperienza? Per fortuna che sono senza vergogna.


E adesso una domanda per Stefano : Rosie per the Squirties, Veramente tu per Davide Battisti, Lucidare i tagli per i Tbsod, sono video interessanti, diversi uno dall'altro e mai banali. Quale è secondo te la ricetta per girare un buon video? 

Stefano: Magari avessi la ricetta per girare buoni video! Sicuramente dopo anni di gavetta posso dire di riuscire a concretizzare abbastanza bene quello che mi si crea in testa. Il ragionare sempre in termini low cost, poi, mi permette di trovare soluzioni originali, creative, che nel marasma di videoclip commerciali possono trovare una precisa connotazione e divertire l'osservatore. Proprio in quest'ultimo, ripongo il mio massimo rispetto. Il fatto che qualcuno possa perdere minuti della propria vita per visionare una mia creazione artistica, mi obbliga a lavorare con la maggior professionalità possibile. Da questo principio nasce la mia volontà di creare sempre una trama: in essa ripongo messaggi più o meno celati che dovrebbero portare gli utenti a porsi delle domande.
Le idee delle trame che si sono viste in questi video da te citati, possono essere datate diversi anni (es, felix calato in una vasca scrivendo a macchina). Il segreto è segnarsi tutto e sperare che arrivi una canzone che possa vestire il soggetto.
Altra cosa fondamentale è che la band accetti le tue proposte e abbia fiducia nel tuo operato.
Infine, sperando di non peccare in modestia, posso affermare che i miei video hanno una buona fotografia con una buona conoscenza delle regole fondamentali, cosa che troppo spesso vedo ignorare.
Il giorno che riuscirò a far vedere la musica e ascoltare le mie immagini, mi potrò dire soddisfatto dei lavori realizzati.
Per fare un bel video, insomma, basta NON avere soldi e soprattutto fregarsene delle idee delle band.


Backstage/Foto Federico Sassudelli
Tutti e tre siete musicisti e potete rispondere a questa domanda (ognuno per sé): per far conoscere la propria musica è importante oggi uscire con un video? Perché?

Michele: Una volta esistevano uffici stampa che facevano tutto il lavoro di promozione dalla A alla Z, e non si poteva fare altrimenti per farsi notare al di fuori della propria zona. Gli unici ad avere a disposizione tali strutture erano le case discografiche, e sicuramente le major avevano un peso decisamente più importante rispetto ad oggi.
Da qualche anno internet ha rivoluzionato il modo di fare pubblicità, sia per chi la fa sia per chi la riceve. E' meno costoso promuoversi, almeno con video, interviste, fotografie, recensioni, ecc... ma al tempo stesso hai più concorrenza, perché tutti possono farlo. Un video fatto bene o perlomeno intrigante rimane ancora una delle ultime mosse disponibili per galleggiare fra queste onde, anche se spesso va a discapito del brano stesso, portando l'audio in un secondo piano rispetto al visivo. E' per questo che le donne in bikini e i macchinoni la fanno da padroni.
Stefano: Ormai il mercato vuole un pacchetto ben preciso: singoli standardizzati, videoclip banali annessi, determinata immagine dei musicisti.
Io cercherei di uscire da questa ottica commerciale promuovendo il videoclip come arte. E' fondamentale per una band uscire con il video solo per il fatto di rapportare la propria musica e il proprio testo ad un estraneo che, con le proprie emozioni e stati d'animo, possa concretizzare e rendere “fisico” un qualcosa di principalmente inesistente, effimero, come lo può essere la musica.
Il mio invito è, quindi, quello di non fare video tanto per farli, ma di riconsiderarlo come ennesimo sbocco creativo della band. Il regista dovrebbe essere considerato un membro effettivo del gruppo musicale.
Felix: Semplicemente non c'è alternativa. Perché la gente,, così come noi, guarda la musica in youtube. E il guarda qua funziona meglio del senti qua. Non c'è niente di male, è un dato di fatto e c'ha pure i suoi vantaggi (es: le canzoni dei Ratm suo youporn)



Molte band regionali non si sono cimentate ancora nella realizzazione di video. Uno dei motivi è ad esempio il costo elevato. C'è un budget minimo per la realizzazione di un videoclip e come si può riuscire a risparmiare ?(dalla ricerca di sponsor alla ricerca di costumi e comparse)

Michele: Io dalla mia posso dire senza alcuna presunzione ma con spirito da artigiano che prima di tutto, ma non soltanto per i video, tutti i lavori dove riesci ad arrangiarti ti fanno risparmiare molto, almeno fino al massimo delle proprie capacità. Da lì in poi, chiedi aiuto a chi è del settore. A volte magari si sbaglia, ma è utile buttarsi e provare, e spesso è anche molto divertente. Crearsi da soli le scenografie, procurarsi il necessario, chiedere aiuto ad amici volenterosi, cercarsi le location, alla fine ti portano un gran vantaggio, e può succedere che il risultato sia uguale o migliore che affidando tali compiti ad altri. Il costo medio di un videoclip a produzione totale, quindi, lo ignoro. Bellumat deve ancora presentarci la parcella, ma so che sarà un'anima pia.
Per la cronaca questo video non ha alcun sponsor, tutte le persone nei ringraziamenti hanno aiutato offrendoci le location, attrezzature e manodopera. 

Stefano: Per quanto riguarda il costo dei video, ripeto, può essere davvero irrisorio (felix insegna): tolte le spese di videocamere e/o attrezzature, la storia in sè può essere raccontata in economia: per Rosie, credo che gli sQ abbiano speso forse 15 euro in rose finte, quello di Davide neanche quelli. Anche quello dei Bastard si è basato soprattutto sulla ricerca di situazioni gratuite e di volontariato.
Certo, c'è la spesa di lavoro del regista o della troupe. Io lavoro principalmente da solo, quindi i costi si ammortizzano di molto.
C'è piuttosto una questione di rispetto verso il regista: non si può pensare di farlo lavorare sempre gratis: vi assicuro che tra ideazione, stesura soggetto, riprese, montaggio e post produzione sono tantissime le ore che si perdono dietro a un videoclip.
Con il wooden collective a breve sperimenteremo dei videoclip musicali prodotti da ditte private, facendo accollare a loro tutte le spese. Un'idea di marketing innovativa per il Trentino che, sono sicuro, potrà trovare molto terreno fertile.

Felix: A me ad esempio  a volte un mio amico con la barba mi presta una videocamera da sport estremi. Per il resto non ho idea. Di solito è l'idea che conta.

Il Trentino è terra di cooperative e ultimamente è diventato anche il set di diverse produzioni cinematografiche e televisive. Pensate in futuro di “mettere su” una cooperativa tra di voi per la produzione di video musicali in Valsugana ... una specie di Bolliwood nostrana?

Michele: Non sono molto favorevole alle riprese di film di produzione esterna in provincia. Non aggiungo altro a riguardo.
Non ho la testa di un videomaker ma sarebbe interessante e sicuramente di grande stimolo la collaborazione fra i vari gruppi per la creazione di videoclip. C'è già chi si muove in questa direzione e gli faccio i complimenti.
Stefano: Qualcosa di simile a una “cooperativa” virtuale credo esista già: lo studio dei bastard è stato usato per registrare Rosie, i Bastard hanno usato me per il loro videoclip, Felix ha curato la copertina sQ.
Pensandoci bene, se fossimo avidi imprenditori avremo già conquistato il mondo con le nostre idee.
Felix: Forse mi sono perso qualcosa. Io non so niente di tutto ciò. E semmai diventerebbe una Volliwood, suppongo.


Siete tre artisti, tre musicisti. Ci potete dire a cosa state lavorando e quali sono i vostri progetti a breve termine?

Michele: Abbiamo svariati pezzi già abbastanza definiti. Stiamo lavorando sui testi per trovare una rinnovata ispirazione sulla linea da seguire, e c'è già qualcosa di buono.
Nel frattempo i live non si fermano e cercheremo di tenere almeno questo ritmo, se il settore ce lo consentirà.
Stefano: I progetti musicali sono attualmente concentrato in studio: con gli sQ un Ep al blue noise studio e con il wooden un singolo in italiano registrato da Ivan Benvenuti a Pomarolo sempre prodotto dalla Gulliver production. Per quanto riguarda i video, ne ho talmente tanti da fare che la lista sarebbe davvero troppo lunga.
Per Natale, potreste vedere qualcosa di davvero carino!

Felix: Io voglio fare una canzone veramente cristiana, nel senso che tu la vedi e dici quello è un cristiano che fa una canzone cristiana. Lo farei solo per attirare un nuovo tipo di pubblico, ovviamente, un pubblico con una grande devozione per i suoi idoli.
Poi un disco nuovo della Piccola Orchestra, ma registrato meglio degli altri due.
Ma prima registreremo il primo disco de La Spuma per el Bocia, il nuovo duo di cover di cori della montagna piano/chitarra/tamburi e due voci.
Poi vorrei tanto ma tanto tanto registrare un disco dei Bue e diventare il primo gruppo metal a suonare alla notte della taranta ma suono con degli simpatici stronzi che non hanno né tempo né voglia.

domenica 9 dicembre 2012

Un cd per ... VENT'ANNI DI PAPPERLAPAPP!


Il centro giovanile Papperlapapp compie vent'anni. Punto d'incontro per ragazzi e ragazze di più gruppi linguistici, il centro offre molteplici programmi, che vanno dalla prevenzione all'abuso di alcool da parte dei giovani, a programmi per il tempo libero (Girl's power, Boys be Heroes) progetti linguistici (caffè delle Lingue, Hoi du) o interculturali. Denominazione comune di tutti i progetti è lo scambio, l'integrazione e la voglia di abbattere le barriere culturali e linguistiche tra i giovani di età compresa tra i 14 e i 25 anni, ma anche oltre. La musica ha svolto un ruolo fondamentale in questi 20 anni di attività, perché la musica è una “lingua” che può essere capita e condivisa da tutti.
Sala prove
Al Papperla infatti, si può sentire musica ai concerti, si può imparare musica frequentando workshops, si può provare e riprovare musica in sala prove e si può suonare musica dal vivo, sperimentando per la prima volta l'ebbrezza di un palco.
Palco
I concerti e gli eventi organizzati al Papperlapapp in sede o al Pippostage, non sono “only for young”, ma sono aperti a tutta la cittadinanza e diventano così il punto di incontro anche per gli “over venticinque”. La musica infatti, può abbattere le barriere generazionali, piacendo non solo ai giovani ma anche a quelli che tutt'al più potremo definire … giovanili.
Per festeggiare i vent'anni di attività, il “centro giovani papperlapapp” ha pensato ancora una volta alla musica, facendo uscire sul mercato locale un album, una compilation dal titolo “BZ – UNDER THE GROUND, VOL.2” (Il primo era già uscito 10 anni fa!)
Eva ha rivolto un paio di domande per voi a Tobias “Tobe” Planer, membro del direttivo del papperla, ideatore e co-organizzatore di questo progetto.
 
Come é cambiata la musica in questi venti anni di papperlapapp? I giovani o giovanissimi suonano ancora rock o si va più verso l'elettronica, la disco o il rap? 
 
Qualcosa è cambiato in confronto a 20 anni fa. I giovani che si appassionano alla musica dal vivo sono un po’ meno, e anche quelli che decidono di formare un gruppo in senso tradizionale (batteria, chitarra, basso, voce,…); però se guardiamo le scuole musicali, lì le iscrizioni sono in continuo aumento…
Per cominciare a suonare, spesso si inizia con il rock, il punk o il metal, ma poi ognuno sceglie la sua musica preferita e comincia a sperimentare e a sviluppare il proprio stile musicale.
È anche vero che attualmente, i giovani sono attirati molto dal drum&bass, dalla musica elettronica e dal mainstream in generale e non così tanto dal rock/punk ecc.; ma secondo me, questo succedeva già 10 o vent’anni fa, quando anche le discoteche erano piene…
Chi decide di “consumare” la musica commerciale non solo passivamente, ma di produrla in proprio, oggi ha sicuramente più possibilità, oltre a quella di fondare un gruppo tradizionale per fare musica dal vivo. Ormai con i computer e i programmi adatti etc., si può produrre facilmente musica elettronica e così, i giovani vanno anche in quella direzione e poi di conseguenza, c’è anche più gente che segue quella strada.
 
bar interno
Quando è prevista l'uscita del cd, quanto costerà e dove si potrà acquistare?
Il cd? Sarà molto di più di un cd! Si tratta di un cofanetto! Misura 7’’ (19x19cm), contiene un libro di 48 pagine sulla scena locale e un poster con tutti i gruppi partecipanti! Il cd uscirà venerdì 14 dicembre 2012 e verrà presentato al Pippo Stage di Bolzano. In programma c’è una piccola conferenza stampa a partire dalle ore 18, una cena per tutti e un “open stage”, un palco aperto a tutti i gruppi che hanno partecipato e che potranno suonare un paio di pezzi. Poi dalle ore 22.30 si esibiranno gli “HELL SPET” da Brescia, che suonano “turbo-country-rock`n roll” e poi faremo festa tutti assieme. L’entrata sarà gratuita. Il cd si potrà comprare già quella sera stessa al pippo.stage e poi in seguito, anche in alcuni negozi della città (highscore, sub, disco new,…) e certamente anche al papperla e al pippo e direttamente dai gruppi che hanno partecipato al progetto. Inoltre Paolo Izzo dello Studio Riff, con cui cooperiamo, ha reso possibile l’acquisto anche on-line: sul sito http://www.hongly.it/ . Inoltre, sarà possibile acquistare l’album (che costerà 15€) anche su iTunes, amazon, etc. dove si potranno acquistare anche singoli pezzi.
 
Come è nata l'idea dell'album?
L’idea è nata ca. 12 anni fa, quando pensai a cosa si poteva fare per il compleanno dei 10 anni del papperla. Avevo visto alcuni centri giovanili o associazioni (“Rock’n Toul” in Valle Aurina, l’Ufo di Brunico o lo “Jukas” di Bressanone con il storico cd “Rampe”), che stavano facendo delle compilations e così, pensai che anche Bolzano, con la sua variegata scena musicale e con i suoi tanti gruppi, si meritasse un “documento” musicale. Una “testimonianza”che potesse servire anche a far conoscere i nostri gruppi, pubblicando il cd e mandandolo poi in giro per la provincia e oltre.

Come sono state scelte le band?
sala prove/backstage

Assieme a Manni ed altri, abbiamo fatto una lista lunga, con più di 40 gruppi bolzanini che hanno suonato almeno una volta al pippo o al papperla e che suonano solo pezzi originali. Abbiamo contattato tutti e i primi che si sono fatti vivi e che hanno dimostrato interesse al nostro progetto sono stati coinvolti. Mi dispiace un po’ per alcuni gruppi, bravi e interessanti, che son rimasti fuori, ma allora avremmo dovuto fare un album doppio e per quello ci mancavano i fondi e il tempo … Questo cd dà comunque una bella visione generale sul mondo della musica underground bolzanina, dal pop/rock al garage, dal punk al hardcore, poi metal, stoner, hip-hop, reggae! C’è di tutto!

Puoi dirci qualche nome?

Eh no, sorpresa! ;-) venite a vedere il 14 dicembre! …Hehe, beh comunque alcuni nomi sono già usciti, anche nelle tue interviste e su franzmagazine, quindi questi gruppi ve li posso già dire: Thunderkids, Slowtorch, The Byron Saga, Mahiy, Eternity Ends, Peggy Germs, …

Dove è stato registrato l'album?

È stato registrato da fine agosto 2012 a fine ottobre 2012 nelle due salette prove, che si trovano nel sotterraneo al centro Papperlapapp. Per questa occasione le abbiamo allestite come uno studio di registrazione, coll’aiuto di Simon Lanz, fonico di Bolzano e fondatore di “incanto-recording”, che ha registrato, mixato e masterizzato tutti i gruppi, con tanta pazienza e minuziosità.

Chi ha collaborato per la parte grafica?

Fin dall' inizio, (e qua parlo dell`inizio del 2011, quando abbiamo sviluppato assieme le prime idee per realizzare una seconda edizione del cd), ha collaborato per la parte grafica Johann Philipp Klammsteiner, laureato alla LUB in grafica e design, bolzanino, graffitaro e skater. Johann è legato al centro giovani da anni, anche perché è un appassionato di musica. Infatti suo fratello era il cantante dei famosi No Choice, che hanno fatto tanti concerti leggendari negli anni storici a Bolzano al papperla, e sono stati presenti con un loro pezzo nell' album del 2002. Inoltre vorrei citare Willy Theil che ci ha dato una mano per la foto-collage all’interno del libro e Christoph Mich che ha fatto le grafiche per il calendario d’avvento che attualmente è già attivo fino il 24 di dicembre su www.franzmagazine.com
In più hanno collaborato altre persone, come Gigi Nicastro (flickr.com/photos/81704284@N03) che ha fatto tutte le foto dei gruppi, Martin Hanni (capo redazione), Anna Quinz, Tessa Moroder, Michael Hofer che hanno scritto articoli ecc. nel libro. Ci sarebbero ancora tante persone da nominare, che hanno dato un contributo a questo enorme progetto!

Tra i gruppi di giovanissimi che suonano oggi nella sala prove, hai già individuato le band che suoneranno nell'album n. 3, tra dieci anni?

Hehe, intanto devo ancora chiudere per bene questo progetto e poi mi serviranno un po’ di ferie ;-), perché questo lavoro (tutto come volontario) è/era “ben” stressante e impegnativo! Più di un anno e mezzo per sviluppare le idee e ancora più di mezzo anno di lavoro per concretizzare tutto, con ca. 100 persone coinvolte, non è poco … ma a pensarci bene, così, se me lo chiedi, avrei comunque già voglia di iniziare con il prossimo album! Hehe … di gruppi giovani ce ne sono, eh sì, avrei già una lista pronta; forse saranno anche un po’ meno i giovani che cominciano a suonare, rispetto a 10 anni fa, ma vedo comunque molta passione in quelli che ci provano e mi auguro che continuino sulla strada presa! Magari alcuni devono ancora maturare, fare più esperienza e suonare a più concerti possibili, ma per una terza compilation in 10 anni vedo ben delle nuove leve! Il problema delle giovani band è spesso quello di continuare, perché dopo gli esami di maturità, si disperdono in diverse città per motivi di studio, uno va a Vienna, l’altro a Trento o a Bologna ecc.
 
E per finire, ora devi dirci almeno cinque buoni motivi per convincere i lettori di questo blog a comprare l'album!

- è un documento unico e storico della musica e della cultura giovanile di Bolzano

- ti dà una visione generale sulla musica alternativa bolzanina degli ultimi 10 anni

- perché comprando si dà valore e sostegno alla scena locale underground

- il rapporto fra qualità e prezzo è più che onesto

- è figo!!!

Venerdì, 14 dicembre 2012 ci vediamo tutti al Pippo.stage!
A partire dalle ore 18.00! Non mancate!!

venerdì 7 dicembre 2012

SLOWTORCH ... in dolce attesa!!



QUESTA SI CHE E' UNA NOTIZIA! Altro che principesse d'Inghilterra con le nausee! La vera notizia di questi giorni, arrivata appena sussurrata alle orecchie di Eva è che gli Slowtorch sono entrati in studio per registrare il loro nuovo album! Eva non poteva fare finta di niente, perchè è TROOOPPO curiosa. E così ha rincorso la band e le ha fatto l'intervistona a più voci! Gli Slowtorch sono Bruno Bassi (guitars), Karl Sandner (Bass), Fabio Sforza (Drums) e Matteo Meloni (Vocals).
E' una band MOOOOLTO interessante nel panorama musicale altoatesino; dal vivo trasmettono una grande energia. Si, perchè questi ragazzi sono decisamente rock e si avventurano (col furgone) anche in altri paesi per suonare la loro musica, Stoner Rock o giù di lì, musica decisamente esportabile... da bollino BLU! Questa è la loro intervista!
La vostra band nasce nel 2005 e compone da subito pezzi originali. Molte band nascono da grandi amicizie, a volte nascono per caso. Ci potete raccontare il momento preciso in cui qualcuno di voi disse le fatidiche parole “Ehi! Ma perché non formiamo una band?”  
Bruno: Prima di tutto grazie dell’interesse, Eva! Gli SLOWTORCH non sono nati per caso. Ho sempre suonato la chitarra e composto musica. Nel 2004 ho fatto ascoltare il mio materiale ad un amico, cantante di una band gothic. I pezzi gli sono piaciuti e siamo quasi subito andati in studio a registrarli. Poi abbiamo messo su la band con un altro chitarrista, bassista e batterista. Al momento, di quella formazione rimango solo io, e gli altri musicisti si sono conosciuti grazie agli SLOWTORCH. 
Avete fatto un bel po' di live in passato, non solo in regione, ma anche all'estero, Germania, Austria e Inghilterra; un po' meno forse nelle altre regioni italiane. Vorrei sapere com'è stata questa esperienza e quali eventuali difficoltà avete trovato a esportare la vostra musica fuori regione.

Bruno: I concerti all’estero sono particolari, già solo per il fatto di essere in tour con i compagni e passare ore insieme su un furgone andando verso posti nuovi. Le reazioni del pubblico sono sempre buone, ci siamo sempre divertiti un sacco. L’unica incognita è che il più delle volte non si conoscono i locali, quindi è difficile capire come ci si troverà – puoi fare 10 ore di macchina per suonare in una bettola per 2 birre, come puoi ritrovarti su un palco gestito da professionisti ed avere un servizio da star. Insomma, è un’avventura. 
Karl: All'estero è più facile suonare i locali sono meglio attrezzati e c'è più cultura musicale, però devo dire che mi sembra che anche da noi la situazione stia migliorando. Vorremmo tanto suonare di più in Italia, sarebbe più comodo e ci sono ottimi posti con un ottimo pubblico, ma, paradossalmente, è molto più difficile!

La scelta di scrivere in lingua inglese è dettata dalla volontà di creare un prodotto esportabile, è dovuto alla realtà plurilingue della nostra provincia o è solo più adatta al vostro genere musicale? Di cosa parlano i vostri testi?

Bruno: Parlo inglese fin da piccolo, quindi è la mia seconda lingua, in più credo che sia la lingua più adatta al rock’n’roll. E ci rende “esportabili”. Karl: Se vuoi uscire all'estero l'inglese e quasi obbligatorio!
 
La vostra musica non è solo Stoner, ma ha anche altre influenze. Come è cambiato il suono degli SLOWTORCH dal 2005 a oggi e in quale direzione sta andando?

Bruno: La musica degli SLOWTORCH è evoluta insieme ai cambi di line-up che hanno portato idee nuove e gusti più variegati. Siamo partiti dall’essere un gruppo di metallari con ascolti abbastanza simili. Ora ognuno di noi quattro porta nella band elementi, gusti ed ascolti personali e diversi dagli altri. Aggiungici che con il passare degli anni si migliora come musicisti e automaticamente si sperimentano nuove direzioni. Direi che lo stile è sempre quello degli inizi, ma i pezzi che scriviamo ormai sono più maturi.
Karl: La miscela è data dalle quattro personalità diverse dei componenti, che a loro volta racchiudono più personalità!


Cosa pensate del panorama musicale provinciale/regionale? Avete in programma delle collaborazioni con altri musicisti altoatesini o trentini?

Bruno: Spesso mi meraviglio del numero di gruppi sparsi per la regione, c’è veramente una buona scelta di stili musicali in giro, anche se sento di molti gruppi praticamente bloccati in saletta. Per ora non abbiamo in programma delle collaborazioni, ma non le escludiamo in futuro.  
Karl: L'Alto Adige brulica di gruppi validi! Sempre disposti alle collaborazioni!  
Matteo: Credo che mai come in questo momento a Bolzano ci siano band che meriterebbero di raccogliere i frutti del proprio lavoro. Personalmente adoro Fugitive, Satelliti e The Little White Bunny su tutti. Ma ci sono molte altre realtà che emergono e sempre più musicisti con le idee chiare. Un’altra considerazione: sta facendo molto bene alla nostra città il fatto di essere finalmente “toccati” dalla scena musicale underground internazionale. Cioè, cazzo, noi qui abbiamo suonato con Fatso Jetson e Karma To Burn!

A breve (il 14.12.2012 ndr) uscirà una compilation per il ventennale del centro giovanile Papperlapapp, nel quale troveremo anche un vostro pezzo. Cosa ha rappresentato per voi il Papperlapapp e come è nata questa collaborazione?

Bruno: Il Papperla è uno storico punto fisso della scena. Anni fa, quando facevano ancora i concerti nella sala grande, ci si trovava lì. Bellissimo. E continua ad essere un punto d’incontro, per alcuni concerti e per le salette messe a disposizione dei gruppi locali. La collaborazione è nata perché anche noi SLOWTORCH per sette anni abbiamo usato le salette del Papperla per le prove. Karl: Il Papperla ai suoi tempi era grandioso, il bello è che tutti noi quattro attuali SLOWTORCH lo frequentavamo ma all'epoca non ci siamo mai incontrati né conosciuti. 
In questi giorni avete iniziato a lavorare in studio al vostro prossimo album. Ci potete dare qualche anticipazione e ci potete dire quando uscirà e per quale etichetta? Pensate di fare anche voi la versione in vinile, come sembra la tendenza di molte band underground?

Bruno: Per ora abbiamo finito la preproduzione del CD. A breve dovremmo partire con le registrazioni definitive, ma è presto per dire quando uscirà il disco. In quanto a etichette valuteremo l’offerta più interessante fra chi si proporrà per pubblicarlo. Dipenderà anche dall’etichetta se uscirà una versione in vinile – sarebbe bello, ma credo troppo costoso.
 
Per la diffusione della musica molte band si affidano oggi non solo ai live, ma anche al web e a youtube. Per l'uscita dell'album avete in progetto la realizzazione di un videoclip? Affiderete a qualche artista/designer locale la realizzazione della copertina dell'album?

Matteo: Fa parte della promozione di un disco e della band il fatto di creare più “rumore” possibile, quindi è certo che ce la metteremo tutta per produrre un videoclip, piccoli filmati da pubblicare sui social network, un packaging accattivante e qualsiasi “trovata” che possa aiutarci a veicolare la nostra musica. Ora però è ancora troppo presto per poter essere più precisi.
 
Parlateci del prossimo tour: insomma, quando potremo sentirvi ancora live?

Bruno: Ci stiamo organizzando per l’anno prossimo, vedremo se sarà possibile tornare in Inghilterra. Faremo sicuramente un release party per il CD nella prima metà del 2013, ovviamente a Bolzano. Per il resto abbiamo in vista concerti in Austria e nel Nord Italia e forse alcuni festival per l’estate. Tutte le info verranno pubblicate sui nostri siti, quindi diventate nostri amici su www.facebook.com/SLOWTORCH e visitateci spesso per essere sempre aggiornati!  
Karl: Sempre interessati a suonare live, ovviamente a condizioni umane!! Rimanete collegati ai nostri contatti, che quando si farà il release party ci sarà da divertirsi!!! 



sabato 17 novembre 2012

THE CASUALTIES + Thunderkids R'n'R Bz 16.11.2012 - Organizzazione Poison for Soul



Arriviamo intorno alle 22.00 e c'è già un bel po' di gente radunata davanti e dentro al Rock'N'Roll Club di Bolzano. Seratona Punk in programma. Biglietto 15 Euro, che ci possono stare tutti, visto la fama dei Casualties e il fatto che Bolzano è una delle tre date italiane del tour del gruppo (altrimenti dovevate andare a Roma o Milano). Al momento stanno proiettando un video che non mi ha "preso"  più di tanto, sarà che ci sono skateboarder che fanno acrobazie e la cosa non mi interessa. Più interessante è la varia umanità che si sta radunando dentro il locale; riconosco molti bolzanini onnipresenti ai concerti (NB quello con il cappottone gotic che c'era anche a Sloughter in the Alps, oggi è completo di cappellino di lana, che non toglierà nemmeno questa volta, per tutta la serata), ma altri che forse bolzanini o sudtirolesi non sono. Forse trentini-alto Garda, mi sembra di capire, non so, ma questi in giro per la città non li ho mai visti; oppure conciati così in giro per la città non ci vanno. Il look è infatti per alcuni ricercatissimo: anfibi, canottiere che lasciano tatuaggi in vista, borchie e catene su pantaloni stretti, un po' calati sul culo, molto british per la fantasia a quadretti, bretelline colorate. La ricercatezza maggiore è nell' acconciatura che per alcuni deve aver richiesto un bel po' di tempo, visto la perfezione statica di certe creste centrali a raggiera lunghe almeno 10 cm o più! Alcune ragazze dai capelli fucsia dormicchiano sui divanetti. Forse sono quelle arrivate da Firenze in treno, e che hanno lasciato i sacchi a pelo al guardaroba. Insomma, mentre mi guardo la gente che passa (buona quantità di giovani) il video è finito, si smonta lo schermo (bella l'idea del video per introdurre una serata) ed iniziano i bolzanini Thunderkids. 

Scaldano il pubblico, che è già bello e pronto al pogo e ai tuffi dal palco: gran suono. Non dura molto,(o è stato così bello che è volato) ma decisamente bravi, interessante anche il cantante. Poi mezz'oretta di cambio strumenti, smonta e monta. Ci si guarda un po' in giro, si guardano le magliette in vendita, si beve qualcosa: poi tutto è pronto per i Casualties. 


I ragazzi con le creste in prima fila mi impediscono di fotografare il cantante: mi sembra di essere al cinema, nel senso che c'è sempre qualcuno più alto di me che mi fa vedere "a tratti", devo zigzagare con la testa per vedere quello che succede davanti. Lo vedrò poi a casa nel video fatto con l'iphone dal marito. Il cantante ha un'acconciatura da urlo: un goku supersayan con punte bionde a raggiera che sfidano la forza di gravità (avrà usato un gel a rapida presa o una resina bicomponente?) il bassista ha qualche problema con l'ampli, poi risolto, il chitarrista è un "belluomo" : cresta rossa e nera centrale e la canotta in tinta con i tatù sulle braccia. Il batterista come sempre non lo vedo, neppure dribblando le alte creste che mi stanno davanti, però picchia duro. La musica è grezza, giro di chitarra tipicamente punk per il primo pezzo, coretti che si imparano subito (nel senso che il pubblico li conosce già e li canta a squarciagola).


Già dal primo pezzo le magliette si sfilano (per i concerti da pogo è preferibile vestirsi "a cipolla" lo insegnano anche alla scuola materna, si sa) e iniziano i tuffi dal palco. Bastano poche canzoni e arriva l'apoteosi, il gran casino: sono gli spettatori stessi che salgono sul palco, pogano sul palco, cantano sul palco con il bassista e il chitarrista, si buttano su quelli rimasti sotto. A dire la verità non riesco a capire come i musicisti riescano a suonare/cantare in mezzo a quel bordello, ma suonano e cantano pure: è incredibile! Alla fine di ogni pezzo la gente viene invitata a scendere dal palco, direttamente dagli organizzatori che hanno un bel da fare, soprattutto quando una "montagna umana" ovvero un ragazzone di due metri (x2) vuole cantare a fine canzone ancora nel microfono del bassista. Nonostante il casino tutto rimane nelle righe e sotto controllo (vedo alcune gocce di sudore che scendono dal cappellino di Maurice, l'organizzatore): per qualche pezzo il pogo rimane in sala (molti lividi, qualche labbro ammaccato, ma niente fratture) ma poi i fans più sfegatati sono ancora sul palco a fare i coretti con i loro idoli. Una ragazza rossa dai lunghi capelli bacia sulla bocca il bassista: affetto da ogni dove. Sudore alle stelle, ma una corrente d'aria (forse in uscita dalle finestrelle in zona cessi) mantiene l'aria respirabile. Questo quello che succede nelle prime file, ma di lato e dietro si può godere lo spettacolo senza ammaccature, pur ricevendo qualche spruzzo di birra sui vestiti (il vestito buono lasciatelo a casa). I concerti punk americano, ben riusciti sono così!!! Se il casino non lo vuoi vedere, resta in cameretta e sentiti l'album in cuffia, no?
Complimenti Poison for Soul: hai fatto centro anche questa volta.

Scusate la qualità delle immagini, ma questa era la situazione a ridosso delle prime file...

mercoledì 31 ottobre 2012

JOHNNY MOX - In piedi sulla grancassa!



Sentite profumo di nuovo nell'aria? Il vento delle novità questa settimana soffia dal Trentino e si chiama Johnny Mox. E' un'emozione per me intervistare quello che è considerato un po'... il primo della classe! Non lo dico solo io: lo dicono sottovoce e con un po' di sana invidia anche gli altri musicisti suoi colleghi e lo dicono anche le tantissime recensioni entusiastiche del suo album We=Trouble. Però Johnny, a differenza dei primi della classe, è uno che resta simpatico a tutti e che quando chiede una mano agli altri musicisti per fare il suo video, tutti corrono a frotte a Trento, anche dalle valli limitrofe, pur di farsi filmare mentre tirano pugni al punching ball del luna park!


Se avete avuto occasione di dare un'occhiata alle recensioni del suo album, vi accorgerete che i critici del settore sono diventati matti nel tentativo di definire il genere musicale fatto da Johnny Mox. Io non ci provo neppure, dico solo che la musica di Johnny è unica e riconoscibile ed è una musica per "visionari". Nel senso che è una musica che ascoltata in cuffia e al buio, suscita immagini. Almeno, a me fa quell'effetto lì! Johnny non lo conosco bene, ma quello che ho capito è che è uno curioso del mondo e che se ascolteremo qualcosa di nuovo ... beh, il nuovo sarà sicuramente targato Johnny Mox!
Allora godetevi l'intervista, prendete nota delle date dei suoi prossimi concerti e portatevi a casa il suo nuovo ep!!
  
Ad aprile è uscito il tuo album We=Trouble. Da allora hai iniziato il tour e non ti sei più fermato. Sei andato su e giù per l’Italia, ma anche all’estero. Quale esperienza hai portato a casa? Che differenze hai trovato tra il pubblico italiano e quello di altri paesi europei?  
Stare in giro è un'esperienza incredibile, anche perché a questo livello il contatto con le persone è diretto. Negli ultimi sei mesi ho suonato in situazioni di ogni tipo: club, locali, squat, in cucina. Ho fatto un concerto intero alimentato con la dynamo delle biciclette ed uno in un locale gestito da sordi. Il disco ha suscitato un buon interesse e fortunatamente ho avuto occasione di fare molte date anche in Europa. Nel pubblico in realtà non vedo grosse differenze, mi pare però che siano un bel po’più scarsi a calcio balilla. Fuori dai confini dello stivale siamo ancora imbattuti.   
Nell’album We = Trouble parli della frustrazione di chi vorrebbe cambiare le cose, ma si trova di fronte ad un sistema che è sempre uguale, ripetitivo e non offre spazi a chi potrebbe avere idee innovative. Questa sensazione di staticità italiana vale anche per la musica? Pensi che in questo momento, per i musicisti italiani ci siano più possibilità all'estero per diffondere la propria musica? Dopo la “fuga dei cervelli” assisteremo anche alla “fuga delle chitarre” all'estero?  
Mi è capitato molto spesso ultimamente di discuterne in macchina o dopo i concerti. C'è musica molto noiosa e prevedibile in questi anni. Intendiamoci. Tutto è perfetto e non c'è niente fuori posto: hai gli ampli giusti, la giacchetta di jeans giusta, il suono giusto, hai visto un paio di video su youtube e credi di sapere come funziona. Le band scandinave in questo senso sono incredibili. E invece io penso che siano l'inconsapevolezza, il rischio, a spingerti a fare musica eccitante, nuova, contemporanea. Molti artisti italiani adesso vivono a Berlino, o si sono trasferiti in Francia, dove il governo (se le cose non sono cambiate negli ultimi mesi) garantisce un sussidio a chi lavora nello spettacolo. Non penso ci sarà un fenomeno di questo genere. L'Italia è un posto talmente disastrato, che dovrebbe essere il luogo perfetto per uno che vuol alzare la testa no?   
La tua musica è originale e riconoscibile. Per trovare il proprio stile, è necessario ascoltare molta musica, come per uno scrittore leggere molti libri? Nel tuo tempo libero quali e quanti generi musicali ascolti?  
Ascolto qualsiasi cosa, al limite della bulimia ma mi impongo un certo rigore almeno nel giudizio e cerco di garantire almeno 3-4 ascolti completi a tutto prima di proseguire. Ultima ossessione: Goblin
Non penso che serva conoscere tutta la musica per esprimersi in maniera originale. Anzi forse sono le limitazioni ad indurti a trovare una tua strada. Pensa a Tony Iommi dei Black Sabbath. A 17 anni sta per partire in tour coi Jethro Tull, ma uno degli ultimi giorni di lavoro in fabbrica alla pressa, perde le falangi superiori del medio e dell’anulare della mano destra. All’ospedale gli consigliano di dire addio alla chitarra, e invece dopo un'estate di depressione ha ricominciato a suonare con due dita, ispirato da Django Reinhardt, modificando l'accordatura della chitarra. Senza quella pressa non avremmo tutti quei riff definitivi.
 
A novembre esce un tuo nuovo ep, formato da quattro pezzi suonati con la chitarra acustica. Se la musica di questo ep si potesse rappresentare con un colore, quale colore sarebbe? Spiegaci anche come sono nati questi pezzi e naturalmente se hai già in mente la realizzazione di un video. 
Direi color legno chiaro, sabbia e resina. Mi sono trovato qualche giorno a casa con l'influenza, avevo da parte un po' di idee che avevo scritto per integrare i fraseggi di chitarra di Benghazi, l'ultima traccia di We=Trouble, ma poi mi sono fatto prendere la mano ed ho scritto e registrato da solo 4 pezzi strumentali. Si tratta di una session in cui la chitarra acustica viene utilizzata come uno strumento a percussione sfruttandone tutte le potenzialità timbriche e ritmiche. E' un lavoro che ha come filo conduttore il tema della famiglia, della fuga dalle mura domestiche e della riappacificazione con i luoghi dell'infanzia.
L'ep uscirà in cassetta per Mother Ship records e come bonus-cd in allegato nella ristampa in vinile rosso fuoco di We=Trouble, fuori per Sons of Vesta, Musica per Organi Caldi, Escape from Today e Solomacello. Il video l'ho già girato. Devo montarlo. 
 
“We = Trouble” ha avuto ottime recensioni non solo per la musica, ma anche per i testi. Cosa raccontano i testi del nuovo ep? Perchè scegli di esprimerti in lingua inglese? 
L'italiano è complesso, sottile, sottendente: il rischio di suonare retorici è altissimo, mi piacerebbe usarlo ma non ne sono capace, almeno non con questo progetto. Il rock italiano cosiddetto "indipendente" dei '90 ha creato dei mostri armati di allitterazioni e figure retoriche. Il prossimo che usa la parola "fragile" in un pezzo andrebbe multato. Viva i rapper che sperimentano sul linguaggio in maniera spontanea anche sbagliando, viva Uochi Tochi e viva i Bachi da Pietra che hanno dei testi sorprendenti. Ovviamente sui testi adesso che mi devo mettere a scrivere per il disco nuovo sono bloccato...   
Ho già visto le date italiane del nuovo tour. Non ti fermi ancora! Il prossimo anno dove potremo assistere ad uno dei tuoi live? Devo preparare il passaporto? 
L'idea è di fare un tour europeo in primavera e poi a settembre andare negli States. Per ora non ci sono ancora le condizioni, per cui dita incrociate. 
L’inverno passato ti ha visto molto impegnato anche come organizzatore di eventi, allo Spazio Off a Trento insieme a Felix Lalù. C’è in programma una collaborazione di questo tipo anche per questo inverno? 
Dopo l'estate ho deciso di prendermi una pausa sul fronte dell'organizzazione dei concerti, almeno fino al 2013. Troppa roba da gestire, troppa roba da incastrare con il rischio di fare le cose a metà. Anche Felix è con l'acqua alla gola . Per fortuna a Trento ci sono i ragazzi de Laterraurla, il CG di Aldeno, Rebirth Booking, Missin' Link, Le 7chiavi. Fanno roba pregiatissima, operando scelte coraggiose in totale e vera autonomia, a fronte di una politica culturale disastrosa.  
Oltre ad aggiungere date estere al tuo tour, hai altri progetti per il futuro? Cosa ti piacerebbe sperimentare? 
Dopo l'uscita dell'Ep e della ristampa in vinile di We=Trouble, terminerò una colonna sonora a cui sto lavorando, ho in ballo due-tre collaborazioni e poi mi metterò a sistemare i pezzi per il prossimo disco, ma il tempo per venire a mangiare una delle tue torte lo trovo sicuramente. GO!
In giro:
02-11-12 SPECTRE LIVE CLUB - AREZZO
09-11-12 BOLOGNA - SENZANOME
10-11-12 ROMA - FANFULLA
11-11-12 FAENZA TBC
15-11-12 LOCANDA DI CAMPAGNA - LONATO (BS)
24-11-12 ARCADIA - SCHIO
07-12-12 FATTORE K - TORINO
08-12-12 ESPRESSO ITALIA -PINEROLO
09-12-12 LE BASSE -CUNEO
14-12-12 LA CRUDA - MILANO
15-12-12 TBA - GENOVA
22-12-12 CG ALDENO (TN)
12-01-13 KAREMASKI - AREZZO
21-02-13 NEW MAGAZINE - MASSAFRA (TA) 22-02-13 VELVET - GROTTAGLIE
 




venerdì 26 ottobre 2012

PEGGY GERMS - Quando il Rock esce dal Garage


Come dici? Sei uno dei pochi che non ha mai visto un concerto di PEGGY GERMS? Allora non sai cosa ti sei perso!! PEGGY GERMS è una band bolzanina che fa garage (punk) rock.  Possiamo affermare che il Rock Garage è già di per sè una musica esplosiva! Loro però, hanno sicuramente quel qualcosa in più rispetto a tante altre band, soprattutto quando li senti dal vivo!
L'impatto scenico è forte: quattro rocker (classe anni '60 o giù di lì come la musica a cui si ispirano) e una giovane bassista, Zelda, BRAVA e soprattutto DONNA! I musicisti sono molto coinvolgenti: Dr. Sly (Guitar), Maestro (Organ) e Full Gas (Drums).  The Vox è Mr. Alex, leggenda bolzanina, un re della notte da anni, di professione Rock DJ (e non solo!). Lui è uno di quelli che trovi spesso ai concerti, nei locali della città, anche quando non suona lui. Eva NON VEDEVA L'ORA di averli ospiti nel suo blog e così, ha incontrato Mr. Alex, ha fatto l'intervista e si è fatta dire anche le ultime NOVITA'!

Peggy Germs è una band nata quattro anni fa, però quasi tutti i componenti del gruppo sono musicisti ben “navigati”... Cosa facevate prima di diventare Peggy Germs?

Prima di arrivare a formare i PG tutti noi abbiamo partecipato a vari progetti musicali dai diversi stili musicali, con Sly avevo un gruppo chiamato Bluemen al quale si è aggiunto il Maestro, dopo poco ci siamo accorti che con basi musicali non si poteva creare il sound che volevamo e abbiamo cercato Bassista e Batterista da quel momento abbiamo cambiato nome e sono stati contattati Zelda e Full Gas .

La vostra musica risente di influenze garage rock anni '60 e punk, nei live proponete alcune cover, ma anche pezzi originali, rigorosamente in inglese. Come nascono i vostri pezzi?

I brani nascono da mie idee o da prove improvvisate in sala, poi io penso alla melodia vocale e alla stesura del testo che ho deciso che sia in inglese perché più vicino alla musica Rock. Al momento non abbiamo tantissimi brani di nostra produzione, sono circa 12, per fare un concerto ci servivano altri brani e abbiamo pensato di inserire nel repertorio delle cover, ne abbiamo alcune che proponiamo praticamente sempre (Black to com dei Mc5 - This is rock and roll dei Kids) altre che invece alterniamo conforme la durata dello spettacolo.

Cosa pensi del panorama musicale altoatesino di questi ultimi anni? C'è differenza rispetto a dieci o venti anni fa? Sono aumentate o diminuite le possibilità di suonare in una città come Bolzano, rispetto al passato?

Al momento ci sono molti gruppi interessanti, se devo trovare delle critiche devo dire che forse mancano di originalità nel gusto musicale, i gruppi di oggi sono molto più preparati tecnicamente dei gruppi di 20 30 anni fa, trovo che ci sono molti aiuti da parte delle istituzioni e le possibilità di suonare in sale attrezzate sono aumentate. Mi piacerebbe vedere più giovani musicisti ai concerti di altri, con gli aiuti che hanno e le possibilità di vedere concerti di musicisti bravi potrebbe aiutarli molto a crescere.

Come è nato il video del vostro pezzo “I can say” e con chi avete collaborato per realizzarlo?

Da una proposta fatta a un nostro fan/amico che di professione fa il cameraman e un grosso aiuto da parte di amici. Fare un video può costare molto e sarebbe stato difficile per noi, siamo riusciti a farlo solo perché nessuno ha voluto soldi, ci siamo divertiti molto e dobbiamo ringraziare tutti i partecipanti per la disponibilità.
  
Perchè avete scelto di pubblicare il vostro singolo su vinile e quando sarà possibile acquistare un intero album di Peggy Germs?

La scelta del vinile è stata d´obbligo sia per il genere musicale che facciamo e anche perché l´era del cd sta per finire, un album è in preparazione , penso e spero che per i primi mesi del 2013 sia pronto.

Per i vent'anni del centro giovanile Papperlapapp, uscirà un album che conterrà anche un vostro pezzo. Ci spieghi come è nato questo progetto e perché? E ancora, quali altri gruppi parteciperanno?

Qualche mese fa ci ha contattato Tobe proponendoci di inserire un brano nella compilation che uscirà in occasione dei 20 anni del centro giovanile Papperlapapp, l´iniziativa ci é piaciuta e abbiamo deciso di partecipare, a fine agosto siamo andati a registrare il brano Needles in my skin, poco dopo siamo andati a fare le foto che insieme ad alcune notizie sul gruppo compariranno nel libretto allegato al cd , per l´occasione sono stati contattati 20 gruppi Bolzanini che hanno suonato per il Papperla negli ultimi 10 anni ( un prima compilation per i 10 anni è già uscito nel 2002 ) . 

Per un frontman come te è più importante il look, la voce o il carisma per “catturare” l'attenzione del pubblico durante il live?

Penso che tutti quelli che hai detto sono importanti aggiungerei anche l´energia che si trasmette, sono del parere che se dai il massimo chi ti è davanti lo percepisce.

Cosa c'è nel futuro di Peggy Germs? E di mr. Alex?

Come detto prima vogliamo pubblicare un album in vinile, poi il 22 Dicembre al Rocknroll di Bolzano abbiamo da fare un concerto insieme al gruppo storico del Garage Rock The Fuzztones a cui teniamo molto, brani nuovi, da Gennaio torneremo a fare concerti, e poi se tutto va bene ci sarà una novità che al momento non voglio svelare ma che per il concerto del 22 vedrete. Mr.Alex ? continuerò a far ballare e spero divertire più persone possibile.

Ed infine una curiosità: una leggenda metropolitana racconta che mr. Alex dorma su un semplice materasso sorretto da milioni di vinili impilati...E' vero?

Non è vero, anche se mi è capitato di dormire coperto da dischi in vinile che avevo ammirato prima di addormentarmi.

http://www.myspace.com/peggygerms 

 

martedì 23 ottobre 2012

L'orgoglio della classe operaia


E' in fila, davanti a me, al supermercato. E' anziano, cammina con il bastone. Potrebbe avere settanta anni, ma forse anche di più. Lo vedo di spalle. Quello che mi colpisce è la sua giacca: è quella di una tuta da lavoro. Ha una scritta a caratteri grandi sulla schiena curva. C'è scritto IVECO. Capisco che è la giacca che portava in fabbrica, quando lavorava, 10 o forse 15 anni fa. L'ha tenuta ancora, forse gliela consegnarono proprio pochi mesi prima di andare in pensione e non si è consumata. La porta con fierezza, come se fosse una divisa. Si sente ancora di appartenere orgogliosamente ad un gruppo. Una volta si chiamava l'orgoglio della classe operaia. Era la dignità dei manovali, dei muratori, dei metalmeccanici, degli addetti ai forni, alle catene di montaggio, ai laminatoi. L'orgoglio di chi, nei cantieri edili, diceva ai colletti bianchi di non fare tante chiacchiere, perché erano loro, gli operai, con le loro mani a “tirar su la casa”. Erano tanti. Credevano di essere come la benzina in un motore. Si sentivano indispensabili. Erano quelli che facevano il lavoro sporco, che rischiavano in prima persona, nel caldo degli altoforni, al freddo nei cantieri, vicino alle presse nel rumore dei capannoni. Erano come truppe al fronte in una guerra di trincea. Solidali gli uni con gli altri. 
Abitavano tutti negli stessi condomini. Gli edifici che l'azienda aveva costruito per i suoi operai; magari vicino alla fabbrica, così al lavoro si andava a piedi o in bicicletta, nel quartiere a ridosso della zona industriale, dove la polvere di silicio delle ciminiere si depositava sui davanzali. Compagni di lavoro e vicini di casa. Tutti uniti nello stesso destino, stessa fede, stesso credo politico. E quando c'erano da fare rivendicazioni sindacali, il gruppo scendeva in piazza, compatto. E l'Italia si fermava.

sabato 20 ottobre 2012

CIRCUITO SONORO FESTIVAL - 19.10.2012 Pippo Stage



E' venerdì sera. Che fai a casa? Guardi la TV? Se esci per un dopocena con gli amici al bar, beh, cinque Euro li fai fuori subito, un paio di birre ed è un attimo! Ti propongo qualcosa di diverso: una serata al Pippo Stage, al Circuito Sonoro Festival. Musica dal vivo, ingresso cinque Euro. C'é anche l'offerta: per sei Euro puoi entrare il venerdì e anche il sabato. Praticamente la moltiplicazione dei pani e dei pesci. E noi ieri ci siamo stati. Programma stoner: SLOWTORCH nostrani e poi HELLROOM PROJECTORS che sono svizzeri.
Su Facebook c'è scritto inizio ore 21.00, ma è ormai chiaro che si inizia a suonare alle 22.00. Se arrivi prima puoi farti la birra anche qui.

Appena iniziano gli Slowtorch, la gente che era fuori ai tavolini davanti all'entrata del Pippo, prende lentamente posto all'interno. Il locale non è pieno all'inverosimile, ma c'è sufficiente pubblico per una buona riuscita di serata. Molti i musicisti locali infiltrati tra il pubblico: evidentemente il programma è interessante anche per la "concorrenza". Bassista e chitarrista hanno un quantitativo idoneo di capelli per muovere la testa a tempo con  grande stile. Il cantante ha una certa personalità ed è simpatico mentre fa i siparietti con il batterista. Io sono rimasta colpita da quest'ultimo (ho il debole per i picchiatori!). E non parlo di prestanza fisica! Mi piace guardare i batteristi,  mentre muovono le braccia in maniera indipendente uno dall'altro e contemporaneamente muovono pure le gambe con un ritmo diverso -Beh, è così che si fa a suonare la batteria!- (IDIOTA) - Ma per me ha sempre un grande fascino guardare uno di quelli bravi. Fisso le braccia e inizio a contare: forse anche questo ne ha uno in più,(di braccio) nascosto da qualche parte, che tira fuori all'occorrenza, con cui picchia il piatto laterale. Si danno parecchio da fare, sputano sudore da ogni poro, ma...Troppo breve, anche con il bis, io sarei stata ancora lì ad ascoltarli, gli Slowtorch.
Pausa intervallo cambio strumenti, si esce a prendere aria. Dentro non è più così caldo come l'ultima volta al concerto brutal, ma fuori si sta bene, l'aria è fresca e ci si può sedere o buttare un occhio agli ambigui passeggiatori serali del parco.


Gli svizzeri iniziano: sono in cinque, due chitarre, basso, batteria e cantante. Il cantante ha una bella voce, graffiata e potente, il sound non mi sembra proprio stoner, ma io non sono affidabile, i generi a volte li confondo. Usciamo un po' prima della fine, pronti a tornarci una prossima volta; i prezzi popolari ti invitano ad andare, anche se il genere non è proprio "il tuo" anche se le band non le conosci, perchè c'è il piacere della scoperta. Se vuoi fare solo due chiacchiere e bere una birra in compagnia, poi, qui ti puoi anche dare una "ripulita" alle orecchie, la musica è buona ed è dal vivo.
Stasera si replica, con un programma diverso. Non dite che non vi avevo avvisato.


mercoledì 17 ottobre 2012

I pezzi del vecchio teatro Verdi a spasso per la città



Fu costruito nel 1918, su progetto dell'architetto Max Littmann di Monaco di Baviera. Si chiamò "teatro civico" o meglio "Stadtteather" fino al 1937 quando venne ribattezzato "Teatro Verdi". Sorgeva vicino ai giardini della stazione. Rimase lì fino al 1943 quando fu quasi completamente distrutto dai bombardamenti.  Entrando in questa pagina web, http://www.undo.net/it/mostra/115806 potete leggere qualche notizia in più e soprattutto potete vedere cosa era rimasto del teatro dopo i bombardamenti. Memorizzate la forma delle colonne e l'elemento decorativo della fontana nella parte bassa della foto. Sono quasi passati 70 anni dalla distruzione del teatro, ma i resti della costruzione appaiono in giro per la città.




Il giornalista Ettore Frangipane http://www.bolzano-scomparsa.it/ si era già accorto del problema e proprio grazie a lui un pezzo di colonna è stato messo in bella vista nei giardinetti della stazione, con tanto di cartello informativo.


 







Ultimamente lungo il passaggio Nazim Hikmet (è il passaggio con giardinetti, tra viale Europa e via Visitazione verso via Milano, dietro le scuole Pestalozzi) è comparso un altro pezzo di colonna. Giace abbandonato e senza cartello informativo su un'aiuola. 

 




L'ultimo pezzo di colonna (o meglio, l'ultimo che io ho riconosciuto in giro per la città) giace sulle griglie di aereazione del parcheggio di piazza Mazzini. Vicino all'accesso pedonale che porta al garage interrato, c'è pure il pezzo decorativo della fontana. Quest'ultimo è appoggiato, in orizzontale, su una rientranza della costruzione che copre le scale che conducono ai garage. Il contesto è completamente sbagliato. Il pezzo di colonna si sta sgretolando (forse viene spesso fatto scivolare sulle griglie come passatempo!), mentre il pezzo decorativo della fontana, che forse potrebbe essere riutilizzato anche in un giardino, é usato come posacenere dai passanti, la maggior parte dei quali non hanno la memoria di capire cos'è...





Nel primo caso (Viale Stazione) la soluzione si è rivelata (secondo me!) corretta (luogo e cartello).  Nel secondo caso (largo Nazim Hikmet) la collocazione (in un quartiere lontano dalla posizione originale dell'edificio) mi lascia un po' perplessa, ma troverebbe una giustificazione con l'aggiunta di un cartello informativo, che ne indichi storia e provenienza. Potrebbe essere così contestualizzato e quindi valorizzato.

Nel terzo caso (piazza Mazzini) la collocazione denota (mia opinione-opinabile) la mancanza totale di sensibilità, la mancanza di rispetto per la storia. Non so se possano essere considerate "opere d'arte", non ne ho la più pallida idea. Osservando però questi resti e sapendo da dove provengono, ti incuriosisci, ritorni indietro nel tempo, vuoi sapere di più, vuoi conoscere la storia della tua città e immaginarti com'era. Perchè lasciare i cittadini nell'ignoranza e perchè abbandonare questi pezzi di storia sulle griglie di un garage?

Sapete per caso se ci sono altri pezzi, sparsi in giro per la città? Li avete visti?