sabato 1 giugno 2013

Francesco Camin - Il ragazzo con la chitarra

 
Foto di Marco Maravigna

Francesco Camin è un cantautore trentino, la sua musica è un gradevole pop moderno, dove anche le parole hanno una certa importanza. Lui le sceglie con cura e le utilizza per raccontarci qualcosa di sé: le sue sensazioni, il suo amore per la natura, le cose semplici e belle come vivere sopra gli alberi, il sole che si nasconde dietro il temporale, l'acqua trasparente e l'autunno da calpestare. Le sue canzoni mi hanno riportato alla memoria il calore, la semplicità e la gioia umana delle serate passate con gli amici intorno ad un falò, immersi nella natura: anche allora c'era sempre un ragazzo con la camicia a quadri e con la sua chitarra. 
Dall'intervista capirete che c'è molta preparazione, studio, impegno e passione nel lavoro di Francesco e forse riuscirete a intuire da dove provengono le sue parole e come nascono le sue canzoni.


Hai iniziato a suonare molto presto, ci puoi raccontare come è nata questa passione per la musica? Con quale strumento hai incominciato e perché?

Ho iniziato presto si, avevo otto anni quando ho imbracciato per la prima volta una chitarra. La passione è iniziata al mio primo campeggio con gli scout, si stava cantando “Il gatto e la volpe” di Bennato e ho pensato “cavolo devo imparare a suonarla”. Così ho chiesto qualche dritta al mio capo scout di allora e da lì è sbocciato l'amore (verso la musica, non verso il mio capo scout :-) ).

Foto di Stefano Bellumat
Prima di scegliere il genere cantautorale, hai suonato altri generi musicali? Quando ti sei detto “Io da grande farò il cantautore?” Quali sono i cantautori che hai amato o che ammiri, italiani e stranieri? 

Diciamo che ho cominciato a suonare con gli amici nelle classiche cover band rock, con le solite canzoni in repertorio tipo Knockin' on heaven's door e compagnia bella. Poi ho avviato assieme ad altri amici un progetto di musica originale con il quale abbiamo calcato qualche palco per un paio di anni. Mi sono poi piano piano spostato sul genere cantautorale si, non so bene definire il come e il quando, mi è comunque sempre piaciuto raccontare la mia visione delle cose nelle mie composizioni. Nel mio percorso di fruitore della musica cantautorale ci sono state diverse tappe, da de Andrè a Guccini, fino ad arrivare ai giorni nostri con un sound più moderno e se vogliamo più “pop”, che vedono protagonisti artisti come Damien Rice, Ed Sheeran, e il nostro connazionale Niccolò Fabi.

Hai frequentato il Centro Europeo Tuscolano, la scuola di musica leggera fondata da Giulio Rapetti (Mogol) ci racconti cosa hai appreso o cosa hai migliorato nel tuo modo di fare musica? E' stato determinate per la tua formazione e per continuare il tuo progetto solista?

Ricordo sempre con molta nostalgia le settimane passate al CET, è stata un'esperienza per me molto coinvolgente, emozionante, istruttiva e visionaria sotto certi aspetti. Il fatto è che, per come l'ho vissuta io, vengono demolite alcune tue convinzioni sul come far musica e vengono abbattuti i preconcetti che si hanno di solito verso il pop. Gli insegnanti ti aprono la mente, se così si può dire, su un mondo molto ricco e molto affascinante, che però viene associato troppo spesso alle canzonette da radio. Io ho frequentato il corso compositori, sotto la guida di Massimo Bombino e Giuseppe Barbera, un corso veramente interessante che mette a nudo i più grandi successi pop dell'ultimo secolo, spogliandoli dall'arrangiamento, dall'interpretazione, da tutto il teatrino che sta intorno, per poter lavorare esclusivamente sull'essenzialità del brano, cioè sull'incastro che c'è tra armonia e melodia. Ora, ci vorrebbero più parole e più tempo per spiegare bene il tutto e non creare incomprensioni, però posso solo dire che è un metodo di studio molto bello ed efficace, che ti permette di prendere spunti da brani che magari non avresti mai ascoltato perchè troppo “stupidi”, tipo Asereje delle Las Ketchup :-)
Quindi posso dire che si, è stato molto utile per me apprendere queste teorie e questi metodi; di sicuro ha raddrizzato un po' il tiro del mio progetto e mi permette di convogliare le idee in maniera più efficace.

I testi sono molto importanti per la buona riuscita di un pezzo? E' veramente così difficile scrivere
Foto di Stefano Bellumat
dei bei pezzi in lingua italiana? E' vero che in Italia mancano autori, o per meglio dire gli autori sono sempre i soliti noti?


Dipende da cosa fai, dal genere che vuoi seguire. Io parto dall'idea che la primissima cosa che deve catturare l'attenzione dell'ascoltatore è la musica, non certo il testo. Se facessi ascoltare a dieci persone un brano, magari orecchiabile, e una volta finito l'ascolto provassi a chiedere “cosa vi ricordate maggiormente?” secondo me otto su dieci risponderebbero canticchiando il ritornello, o comunque si aggancerebbero alla melodia o a qualcosa relativo alla musicalità del brano. Pochissimi risponderebbero “beh l'ultima frase della prima strofa era profondissima!” . Questo non perchè la gente è disattenta, ma perchè è normale che ad un primo ascolto rimanga impressa la musica piuttosto che le parole, basta guardare cosa capita con le canzoni in un'altra lingua, di sicuro non le si ascolta per il testo!
Il testo è una componente (importantissima per me) che arriva dopo. Arriva quando chi è rimasto colpito dalla musica, fa ripartire il brano e lo ascolta con più attenzione, soffermandosi, soppesando le varie parti della canzone, provando ad interpretarla. Questa ovviamente è il mio punto di vista!
Detto questo, non è facile scrivere in italiano, è molto più semplice in inglese, sia per motivi puramente tecnici (in inglese la maggiorparte delle parole sono tronche, cioè hanno l'accento sull'ultima sillaba, cosa “facile” da musicare) sia per motivi di suoni (è più facile fare rime).
A me comunque piace un sacco la lingua italiana, trovo che sia molto musicale e molto ricca di sfumature; credo che le parole in italiano, se messe in un giusto ordine e in un giusto contesto, “cantino” senza il supporto di uno strumento musicale; resta comunque una cosa difficile, soprattutto se vogliamo scrivere un testo per un brano pop, cioè dando più attenzione alla melodia piuttosto che al testo. Se si guardano le canzoni dei “vecchi” cantautori tipo de Andrè o Guccini, il testo è la parte principale del brano e la musica è un accompagnamento, nel pop è l'esatto contrario. Quindi tutto sta nel decidere cosa fare.
In Italia ci sono moltissimi autori validi, solo che gli autori in se rimangono sempre nascosti perchè il frontman della canzone è sempre l'interprete, quindi generalmente si dice “ehi l'hai sentita l'ultima canzone di Laura Pausini?” quando in realtà la canzone non è di Laura Pausini, lei è solamente l'interprete. Gli autori sono sempre nell'ombra. Io comunque credo ce ne siano molti e bravi.

Nelle tue canzoni la natura è molto presente: in una dici che vorresti essere come l'acqua, in un'altra che hai bisogno di aria, in un'altra ancora che vorresti vivere sopra gli alberi. Per i tuoi testi prendi ispirazione dalla natura? E' importante vivere in Trentino per trovare l'ispirazione per i tuoi pezzi? Pensi che potresti spostarti in una grande metropoli per crescere ancora di più a livello musicale o ti ...mancherebbe l'aria?

Cavolo hai scandagliato proprio le informazioni in maniera accurata :-) ti ringrazio per questa attenzione! La natura è sempre molto presente nei miei pensieri si, e di conseguenza viene trasposta nelle mie canzoni. Di certo il Trentino offre molte opportunità per immergersi nella natura vera, selvaggia, lontano da tutto e tutti, infatti amo la mia regione e sono molto grato di essere nato e di vivere ancora qui. Penso che riuscirei a trasferirmi in una metropoli si, ma senza tagliare i ponti con il Trentino di sicuro, sempre per poter “ricaricarmi” e rifocillare la mia parte più selvaggia e pulita. Perchè la natura è bella non c'è niente da dire, è tutto in equilibrio, ci sono delle leggi che regolano cicli complessi eppure tutto funziona perfettamente, è sbalorditivo. Una cosa che penso e che mi ripeto spesso è che noi siamo la specie dominante sul pianeta ok, ma siamo pur sempre “animali” e anche noi rispondiamo a quelle leggi e a quei cicli, non dobbiamo dimenticarlo; ogni tanto credo che la gente tralasci il fatto che prima o poi il nostro corpo morirà e torneremo all'origine, si da troppa importanza alla vita terrena addobbandoci di milioni di cose che in fondo sono superflue. Ora, non voglio fare discorsi buddisti, da greenpeace o sparare strane teorie metafisiche, dico soltanto che a volte sarebbe meglio non prendersi troppo sul serio, perchè non ne vale la pena. Nel medioevo era usanza tenere un teschio sulla scrivania per ricordarsi della morte, potremmo farlo tornare in voga!

Nonostante la tua giovane età, hai un curricolum di tutto rispetto. In molti concorsi sei arrivato in finale, hai preso premi della critica e hai vinto il primo premio nel concorso “Togli i tappi” nel 2012. Semifinalista di Upload 2012 e anche 2013. Primo premio della critica e terzo classificato a Rocknet nel 2013. In questo momento stai partecipando o pensi di partecipare ad altri concorsi a livello nazionale? Pensi che possano essere una buona strada da seguire per riuscire ad emergere? 

Ti ringrazio per i complimenti. Si sto partecipando ad altri concorsi e festival nazionali, ancora non so nulla perchè sto attendendo risposte, però diciamo che non rimango mai fermo e cerco sempre di sfruttare le occasioni che mi si offrono. I concorsi sono di sicuro una buona strada per farsi conoscere e per fare esperienza soprattutto, perchè la partecipazione ad eventi grandi ridimensiona la tua visione e le tue opinioni, cosa secondo me importante. Cioè, chiaramente bisogna avere fede in quello che si fa ed essere convinti che la strada sia giusta, altrimenti non c'è gusto, però è fondamentale anche una certa dose di apertura, di umiltà e di autocritica.

Foto di Marco Maravigna
Puoi parlarci dei tuoi progetti futuri e se hai in previsione l'uscita di un cd?

Durante l'estate ci saranno diverse occasioni per conoscerci dal vivo, farò diversi concerti da giugno a settembre. Si, sono al lavoro con un disco, mi piacerebbe farlo uscire il prossimo inverno. Nel disco i brani sono realizzati ed arrangiati assieme ad alcuni amici musicisti con cui collaboro da un paio di anni, Andrea D'Amato alla batteria/percussioni, Francesco Cretti alle chitarre, Francesco Lanzinger al basso, Niccolò Zanella al sassofono e forse ci saranno delle comparsate di Adele Pardi al violoncello e Gio_Venale per qualche collaborazione più electro style :-)
Potete comunque rimanere in contatto con me attraverso il mio sito web www.francescocamin.com, sulla mia pagina Facebook, Twitter e sul mio canale YouTube.
Grazie molte per l'intervista!



" Io vorrei vivere sopra gli alberi
Vestirei le mie figlie con le foglie
io vorrei crescere assieme agli alberi"
(Francesco Camin.- Vivere sopra gli alberi-)





domenica 26 maggio 2013

Burning the Ocean - I bravi ragazzi del metal

Foto Burning the Ocean

 Mi hanno colpito dal primo ascolto, sono giovanissimi, ma la loro musica ha “quel qualcosa in più” che li fa distinguere dagli altri. Sto parlando dei Burning the Ocean, ventenni suditirolesi di Appiano. Ho pensato di andare a conoscerli meglio, facendo un salto nella loro sala prove, una stanzetta in una casa circondata dal verde, dove possono sparare al massimo gli amplificatori senza problemi. I componenti del gruppo sono: Mirco (vocals), Hannes e Dommi (guitars) Joe (bass) e Michael (drums).

Questa è la loro storia. In quattro si conoscono grazie alla locale scuola di musica, poi formano un gruppo, ma rimangono ben presto senza cantante. Allora pensano di coinvolgere il vicino di casa, che ascolta metal ma non ha mai pensato di fare il cantante: si, perché è proprio così, le grandi amicizie e le bands nascono quasi per caso. Mirco, il cantante per caso, ci prova e la cosa gli  riesce pure bene: siamo nel 2009 e nasce il gruppo “Burning the Ocean”. Per prima cosa cercano il loro suono facendo cover, toccando vari generi – da Franz Ferdinand al metal “sai, di quelli con le barbe lunghe”, mi dice il bassista. Ma l'esperienza dura solo per un po' di tempo "per tre concerti", dice chitarrista biondo, (arrivato in sala prove con la chitarra sulle spalle a bordo di uno skate), "perché come tutti i gruppi metal"  dice l'altro chitarrista  "noi volevamo fare la nostra musica".
Definiscono il loro suono “metalcore, melodic-hardcore  "con un pizzico di deathmetal" mi suggerisce il batterista. I testi, in inglese "è più internazionale, lo capiscono tutti"  dicono, parlano delle difficoltà di tutti i giorni, della sofferenza, oppure sono contro la guerra. I Burning the Ocean si rammaricano del fatto che spesso tutti i generi metal vengano “bollati” come satanici da quelli che di musica non capiscono nulla, i loro testi non sono “cattivi”.

Hanno suonato un po' dappertutto in provincia, vorrebbero ampliare il “loro raggio d'azione” suonare magari anche in Trentino e suonare nuovamente in Austria, dove hanno fatto una bella esperienza. Il pubblico lì è molto più caloroso e partecipa anche numeroso ai concerti live. Proprio in Austria è stato registrato il loro ep “Overcome”, allo studio Graveyard, con Fritz Hammer ed i suoi collaboratori. Chiedo che mi raccontino qualcosa del videoclip “The way it Ends”. Così scopro che è splendidamente “handmade” ovvero fatto in casa, con amici e parenti “quello legato è uno nostro amico, ” dicono ridendo.

La giuria di qualità di Upload ha selezionato anche loro, tra i 13 semifinalisti del concorso,(su 100 iscritti) cosa un po' inaspettata, dico io, visto che solitamente nei “talent” emergono più facilmente generi musicali “più orecchiabili”. Evidentemente Upload vuole essere un po' diverso. I Burning the Ocean non sono interessati molto “ai contest”, (a parte quelli per band metal, naturalmente), ma ad Upload si sono iscritti perché è una bella vetrina per farsi conoscere e aiuta a trovare contatti per suonare anche all'estero. “Ci hanno dato una mano per suonare in Austria”, dicono soddisfatti. 
Quali sono i loro progetti per il futuro? “Suonare, suonare, suonare” dicono quasi all'unisono. Intanto sono tra le bands che condivideranno con i grandi gruppi internazionali il fantastico palco di Rock im Ring, il festival rock che viene organizzato annualmente a Collalbo e che quest'anno si terrà dal 12 al 13 luglio 2013. Faccio l'ultima domanda, visto l'imminente audizione con la giuria di qualità di Upload, dove verranno decretati i gruppi vincitori del concorso, e chiedo quel'è il loro punto di forza, come cercheranno di convincere gli esperti della giuria? “Il nostro punto di forza è la dimensione live, è lì che diamo il massimo” rispondono sicuri. Simpatici, questi bravi ragazzi del metal. E' bello vedere giovani musicisti così determinati, convinti e soddisfatti di quello che fanno. Hanno grande energia e passione, che passa attraverso la loro musica.
Sapete che vi dico? Qui ci troviamo di fronte a dei giovani metallari dalle unghie molto affilate, musicalmente parlando, naturalmente!


mercoledì 1 maggio 2013

L'incubo di uno zombie in tutina nera

Foto di The Squirties

Sono sempre loro: la band più “nerd” del Trentino. Forse la loro immagine, più da ragionieri che da rockers li penalizza un po'... Certo non hanno la presenza scenica dei Rebel Roots e neppure l'immagine rassicurante, sana e vitaminica dei Bob and the Apple... Se dopo un loro concerto l'unica cosa che riuscite a ricordare è la pelliccia trash animalier indossata dal cantante del gruppo, beh... Allora probabilmente non siete stati attenti alla loro musica e forse non siete riusciti a farvi contaminare dalla loro ironia. Vi dirò, the sQuirties sono uno dei pochi gruppi in regione che ha la capacità di riuscire ancora a sorprendermi ogni volta che fa uscire un pezzo. Il loro stile è eclettico, vario, spazia tra diverse sonorità, pur mantenendo uno stile di rock leggero, divertente e contemporaneo, che lo rende adatto anche all'ascolto un po' disimpegnato, ideale anche quando viaggi in macchina o in autobus.
E' sicuramente la band che fa i videoclip più fighi della regione: Il batterista Joe Barba è un regista coi controfiocchi, Carmelo il chitarrista è un "direttore" della fotografia “studiato”e il cantante Florio è un attore nato, che si diverte anche troppo a fare il protagonista.
Dopo averci stupito con Rosie, la settimana scorsa hanno fatto uscire su youtube la loro ultima fatica. Questa volta il pezzo, scritto per partecipare al concorso di Radio Dolomiti “Canta i mondiali” per i campionati di sci nordico della Val di Fiemme, è in italiano e ha un titolo sdrucciolevole: “Scivolerò”.
Florio (Foto the sQuirties)
Temevo che gli Squirties mi “scivolassero” proprio sul testo in italiano, prova del nove per molti gruppi nostrani... Invece no, mi hanno stupito anche questa volta: hanno tirato fuori dal cappello a cilindro uno splendido tormentone piuttosto pop e oserei dire “radiofonico” nel senso buono della parola, uno di quei “ritornelli” che sentito una volta alla mattina ti resta in testa fino a sera e che continui a “fischiettare” alla fotocopiatrice, per tutto il giorno. Accattivante si, ma non banale. Un pezzo “battezzato” al mix e masterizzatore dall'amico “bastardo”, Jacopo Broseghini e confezionato con uno splendido video in bianco e nero, omaggio a Romero, regista di film Horror. Sulle immagini della “Notte dei morti viventi”, cult movie per gli amanti del genere, è stato “incollato” il fotogramma di Florio in fuga dagli zombies. Vi dirò, i film horror non mi sono mai piaciuti, perchè le immagini mi si ripropongono la notte e non mi fanno dormire: di conseguenza questa volta rischierò l'incubo della "tutina" nera di Florio. Per la cronaca, gli Sq non hanno vinto il concorso, ma cosa importa? Ci hanno regalato un altro fantastico pezzo.
Che vi posso dire ancora? Io penso che dietro a questo aspetto un po'“NERD” ci sia molta creatività, molte idee e parecchia sostanza.
https://www.facebook.com/thesquirties?fref=ts

mercoledì 17 aprile 2013

Un luogo di incontri: la stazione-teatro AurOra



Ci sono vecchi edifici che dovrebbero essere conservati anche quando la funzione per la quale erano stati costruiti viene a mancare, in quanto essi appartengono ormai alla storia locale, alla memoria collettiva e alle radici delle persone. E' il caso della vecchia stazione della Ferrovia della Val di Fiemme a Ora, sede del Circolo AurOra. L'edificio è stato trasformato da ex stazione ferroviaria in un circolo culturale Arci e grazie ai componenti dell'Associazione, rivive oggi una seconda vita.
Molte sono le attività proposte dall'Associazione AurOra nella vecchia stazione: cineforum, mostre, concerti. Ci sono poi altre iniziative, come il bookcrossing, i gruppi di acquisto solidale, l'organizzazione della staffetta per ricordare le vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980, prevista nell'estate del 2013. Il circolo AurOra non è frequentato solo dagli abitanti del paese; la sede è facilmente raggiungibile anche dalle località vicine e dalle città. La posizione un po' decentrata rispetto al paese, ne fa una location ideale per i concerti, perchè non crea conflitti con i residenti.
 Ho avuto occasione di andarci per la prima volta domenica, in occasione del concerto dei Mombu, ed è stato amore a prima vista. Averne di edifici così, da custodire e trasformare in luoghi per la cultura. La stazione ha conservato il suo aspetto esterno e da quanto ho potuto intuire, anche all'interno gli interventi sono stati poco invasivi. Il locale ha mantenuto intatto quel sapore vintage a me tanto caro e il calore che solo i vecchi edifici riescono ad emanare. La piccola sala teatro è stata ricavata nella ex sala biglietteria, mentre la vecchia sala di aspetto è stata attrezzata con biliardo, divano e libri, da dove si può accedere al bar. Alle pareti, ridipinte con colori caldi, ci sono vecchie fotografie di quando la stazione era in funzione, a pavimento ci sono ancora le vecchie assi di legno. In questi ambienti, che sono stati luoghi di transito di tante persone e il crocevia di scambi tra il Trentino e l'Alto Adige, tra pianura e montagna, si respira un'aria piacevole e familiare. Nella saletta eventi, lunga e stretta, il palco è in fondo. Qui il colore predominante è il nero, le finestre sono state chiuse, ma ci sono ancora le cornici degli infissi e delle porte a raccontarti la storia passata. E' bello sedersi nella sala d'aspetto della vecchia stazione ed attendere l'inizio di un concerto, sorseggiando un bicchiere di buon vino, sfogliando i libri allineati sugli scaffali.
Le stazioni sono da sempre luogo di incontri: perchè si frequenta un'associazione culurale, se non per incontrare persone che hanno gli stessi interessi? Magari provenienti da posti diversi, dal Trentino e dall'Alto Adige, da nord e da sud, allora come adesso: ci si incontra e ci si conosce, si parla e si beve qualcosa assieme, si ascolta musica, si vede una mostra o si guarda un film e poi si torna a casa. Chi a sud, chi a nord, qualcuno rimane in pianura, altri salgono verso la montagna: la vecchia stazione di Ora è, ancora oggi, il punto di incontro di storie e persone.


 https://www.facebook.com/circolo.aurora.58?fref=ts
http://www.arciora.org/

sabato 6 aprile 2013

Il fascino della competizione:Upload Contest 2013



Oggi era la giornata giusta, avevo un po' di tempo. Ho ascoltato i pezzi di tutte le band iscritte finora ad Upload 2013. Ad oggi sono 46, ma c'è ancora un mese di tempo per l'iscrizione. Ho ascoltato questo primo gruppo, penso che a fine mese saranno almeno il doppio. Le band trentine sono per ora le più numerose, il “rock” il genere più diffuso, seguito dal genere “other” . Difficile ascoltare pezzi musicali così diversi uno dall'altro, alcuni li ho trovati “dimenticabili”, altri non mi hanno proprio colpito, qualche pezzo aveva un suono piuttosto “datato”. 
Rispetto allo scorso anno, il regolamento ha introdotto alcune lievi modifiche relative all'età dei partecipanti. Come sempre, il contest è rivolto a musicisti che compieranno 30 anni entro il 31.12.2013, però quest'anno è stato specificato che, nel caso di gruppi composti da più musicisti, almeno uno può arrivare a compiere 33 anni entro la fine del 2013. 
Unica nota dolente, le serate dei finalisti. Come l'anno scorso, le serate saranno due, il vincitore verrà annunciato alla fine della seconda serata finale, che nel 2013 si è tenuta a Bolzano. I vincitori del Contest 2012, i trentini Rebel Roots, non hanno suonato a Bolzano, perché si erano esibiti il giorno prima a Trento. A Bolzano hanno ritirato solo il premio! E come si fa ad andare alla serata finale e non poter ascoltare TUTTI i finalisti? A me è rimasto un po' di amaro in bocca. Sarebbe stato interessante ascoltare i finalisti uno di seguito all'altro nella serata finale, per cercare di capire le scelte della giuria di qualità! Comunque sia, lo dico giusto per la cronaca, tra i tre finalisti non c'erano i miei preferiti. 
Il contest è aperto a tutti i generi musicali, purchè le bands suonino musiche originali. Credo che sia difficile confrontare tra loro gruppi che fanno generi così diversi ed evidentemente, la giuria di qualità si chiama così, proprio perché è in grado di farlo. L'anno scorso, comunque, tra i 12 semifinalisti non c'erano gruppi metal o hardrock, anche se erano numerosi tra gli iscritti... I finalisti poi erano sicuramente validi, ma suonavano tutti dei generi più “popolari”, o meglio, quei generi che piacciono ad un pubblico più numeroso e che dal vivo esprimono freschezza e allegria ; musica coinvolgente, ascoltabile anche in piazza, “faccine carine” insomma, molto “rassicuranti”. Chissà, se i gruppi dei generi più “duri” erano veramente carenti dal punto di vista della qualità musicale...Vedremo quest'anno. Mi piacerebbe se venissero aggiunti dei premi speciali, soprattutto proprio per i generi “più difficili” nel senso che hanno meno seguito.

Ritornando al contest di quest'anno, e all'ascolto dei primi 46 iscritti, devo dire che non ho “urlato al miracolo”, non ho trovato grandi novità. A parte i gruppi tirolesi, che non avevo mai sentito, i gruppi regionali bene o male li conosco, almeno quelli che fanno più live e che “girano” di più! Le mie preferenze sono sicuramente legate alla musica che ascolto più volentieri e che conosco; trovo che un genere come l'hardrock o il metal sia apprezzabile maggiormente dal vivo e ascoltato su mp3 risulti più penalizzato rispetto ad altri generi. Il punk è bello quando è semplice e diretto, per cui tanti arrangiamenti e virtuosismi non ci possono essere! Come sceglierà la giuria di qualità, il “virtuoso”, il “diretto”, quello che potrebbe passare anche in radio oppure quello “bravo” nel proprio genere musicale? Ovvero il più “pop” tra i poppettari e il più metal tra i metallari? Ma quando dovrà scegliere tra i due, sceglierà infine il pop o il metal? Qualche dubbio mi rimane... In quanto ai testi, io ho potuto capire solo quelli in lingua italiana: i componenti della giuria riusciranno a capire sicuramente anche quelli in tedesco e inglese ... ma quelli in dialetto sudtirolese ??? Per ora, io ho individuato 8 gruppi, che personalmente ritengo più interessanti; la mia“lista”però, la scriverò solo dopo aver sentito tutti i pezzi, al termine delle iscrizioni! (Non vorrei portare sfiga!)

A parte il contest, Upload è anche un'occasione per sentire musica dal vivo, con Upload Tour. Tre bands partecipanti al contest si esibiscono sul palco con un gruppo “Headliner”. In genere i concerti sono gratuiti, per cercare, suppongo, di attirare anche il pubblico che abitualmente non va a sentire musica dal vivo. Le serate sono sparse un po' in tutta la regione e anche in Tirolo e sono organizzate bene, il mio consiglio è sicuramente quello di andarci. Oltre a questo, Upload rappresenta per tutti i gruppi in gara un'occasione per esibirsi su palchi diversi, farsi conoscere al di là dei confini della propria provincia e per confrontarsi con altri musicisti. Anche quest'anno mi farò coinvolgere dall'effetto gara: vi terrò aggiornati sugli sviluppi!

Ci si vede ai concerti e... in bocca al lupo a tutti i partecipanti!
 
Rebel Roots- vincitori Upload 2012
 
Per ascoltare i gruppi di Upload 2013: CLICCA QUI

domenica 17 marzo 2013

Il miracolo della birra

Foto di Temple Bar Bolzano
Importare nel paese “acquisito” le feste tradizionali della terra d'origine, è la caratteristica degli emigranti della società moderna e multietnica. Se poi il tipo di festa risulta divertente per tutti, la festa stessa viene presto adottata anche dagli “autoctoni”. E' quello che è successo anche nella mia famiglia, dove accanto a San Nicolò, festeggiato da mia madre originaria del Cadore, si festeggia anche S.Lucia proveniente dal Trentino, provincia d'origine dei parenti di mio padre. La cosa si è ripetuta in seguito per i miei figli, dove accanto a San Nicolò, S.Lucia e Babbo Natale si è aggiunta la Befana, festeggiata dalla famiglia di mio marito i cui parenti avevano provenienza romana. Il tutto ha dato origine ad un intero mese di festaggiamenti, a base di dolci e regali...L'importazione delle feste, al giorno d'oggi, non è più limitata alle diverse regioni italiane, ma arriva da molto più lontano. Forse è per questo che a novembre, da alcuni anni, appaiono anche a Bolzano le maschere di Halloween, che vengono a “rallegrare” in maniera angloamericana il latino cupo mese dei morti. Ok, forse è anche tutto un po' un business, direte voi, e non solo l'adozione di tradizioni straniere. 
Foto di Temple Bar
Comunque sia, il 17 marzo è la festa di San Patrizio, patrono d'Irlanda: il Temple bar di piazza Domenicani si è vestito a festa, organizzando il “Festival di St.Patrik Day”, una più giorni di festeggiamenti, a base di concerti e partite di rugby. Eva Corre non ha resistito e nonostante il vento gelido che invitatava tutti a stare chiusi in casa, è andata a festeggiare St.Patrick al Temple Bar. Fino all'ultimo eravamo indecisi sul da farsi: infatti giovedì 14 marzo, serata infrasettimanale (!), c'erano ben almeno altri due eventi alla stessa ora (AAA – Autori Cercasi, un festival acustico al Vintola, e la proiezione di un film al Pippo Stage), ma c'erano anche altri eventi all'ora dell'aperitivo (Intruders al Museion Passage alle 18, la presentazione di un libro “Diario di un obiettore” nell'antico municipio sempre alle 18, “Nel cerchio dell'arte” al centro Trevi alle 18.30) e ancora altri che non vi sto a scrivere. Visto che ho famiglia e all'ora dell'aperitivo sono in cucina a preparare la cena, salto gli appuntamenti delle sei e dopo aver fatto “il testa o croce”, indecisa tra il Vintola e il Temple Bar che organizzava un concertino dei Peggy Germs, il caso decide per quest'ultimo, sposando così l'idea di festeggiare degnamente San Patrizio. Il concertino, previsto all'aperto, si fa dentro il pub, causa vento siberiano. Entriamo e il locale è già pieno, la sala è piccina, ma accogliente. Alla tv c'è la partita di calcio “Inter-Tottenham”. 
La band è già schierata, ma bisogna aspettare la fine della partita, che (purtroppo per me, sono completamente disinteressata allo sport) arriva anche ai tempi supplementari. 
Foto di Temple Bar
Nel frattempo ci si beve una birra. La bassista dei Peggy Germs deve essere anche lei digiuna di calcio, infatti sfoggia per l'occasione una giacca a righe bianconere. Il nuovo tastierista dei Peggy è un ragazzone di almeno due metri, che anche da seduto supera abbondantemente l'altezza degli altri musicisti della band. Iniziano a suonare, l'acustica non è proprio buona, almeno dalla mia postazione, appoggiata al muro vicino all'enorme ripostiglio-frigo, una specie di scrigno dove il gestore custodisce numerosi barilotti di birra, che usciranno a più riprese e con velocità impressionante durante la serata, per andare al bancone dove c'è “la spina”. La musica di Peggy Germs si sposa bene con le parole “festa, birra, allegria”. Si inizia con She, per poi continuare con il loro repertorio originale Garage. Dopo i primi pezzi si balla, muovendosi quel poco che si riesce, attenti a non rovesciare le birre tenute in mano dai vicini. Il gestore ha uno splendido cappello con i colori irlandesi, raccoglie bicchieri vuoti, che rispuntano pieni dopo poco tempo, nelle mani del pubblico. L'allegria è contagiosa. Mr.Alex ci regala una personale interpretazione di “Io sto bene” dei CCCP, molto apprezzata dal pubblico, che forse i CCCP dal vivo non li ha mai sentiti. Si chiede il bis anche se è tardi, e il locale è veramente pieno; il mio pensiero va a San Patrizio. Chissà se avrà fatto dei miracoli. Vista la velocità con cui lo “stanzino-frigo” si apre e si chiude, mi viene da pensare che forse avrà trasformato l'acqua in birra: bionda, rossa e scura! E stasera il miracolo della birra si ripeterà al Pogue Mahones di vicolo Erbe, con la musica irish della band Nice Price... Buon St.Patrick Day a tutti!!!
Foto di Temple Bar
 

lunedì 18 febbraio 2013

Alla ricerca di Forgotten Dicks

Foto di Forgotten Dicks
“Scusa, sto cercando Forgotten Dicks” chiedo a uno che incontro appena entrata al Papperlapapp. “La band” mi affretto ad aggiungere, per evitare di incappare in una delle mie solite gaffes. Mi indicano il bar. E' qui che trovo Patrick, il front man dei Forgotten Dicks.
Li ho visti solo una volta, al Pippo Stage, come supporter di un gruppo punk inglese e ne sono rimasta letteralmente colpita. E' per questo che, appena ho saputo dell'uscita di un loro nuovo ep, mi sono messa in contatto con il cantante del gruppo ben intenzionata a realizzare un'intervista fatta bene, una cosa così curata da sembrare "quasi professionale" e non l'intervista improvvisata di una blogger qualsiasi. Mi sono preparata al meglio: ho letto tutto quello che in Internet si può trovare sul gruppo, ho ascoltato tutti i pezzi caricati sul myspace... ho letto attentamente anche un articolo della Tageszeitung che li definiva “i Ramones sudtirolesi”. E poi, ho portato la macchina fotografica per la ripresa video, il blocchettino appunti in vero stile giornalista freelances d'assalto, ma ... Lo sapete anche voi, le ciambelle troppo elaborate non riescono mai con il buco, vero? E forse è così...
C'è una gran confusione al Papperlapapp, ragazzi che giocano a biliardo in sottofondo e la macchina fotografica che doveva registrare tutto che si impalla... E così, l'intervista “fatta bene” sfuma, per lasciare il posto ad una cosa scritta di getto, fatta con quello che ricordo, con le tre cose che ho notato e le mie sensazioni di “pancia”.
Ma veniamo ai Forgotten Dicks. Sono in quattro: santiklaus (vocals), hey hou (guitar), föbe ray (drums) e maximüll (bass).
Il nuovo EP
Si conoscono tramite amici comuni, frequentando le stesse sale prove e gli stessi concerti, la musica, insomma è da sempre “un filo” che li lega. Dal 2006 iniziano a suonare insieme, ma inizialmente sono solo tre, provano una volta al mese e i loro primi pezzi sono improvvisazioni, nate un po' per far càsino, con tanto entusiasmo e poca tecnica … Poi nel gruppo entra anche maximüll, il bassista. E' a quel punto che föbe ray molla il basso e passa alla batteria e così il quartetto riprende a suonare e a cantare con nuova energia, ma sempre con la voce di santiklaus e la chitarra di hey hou... e tutto funziona meglio e il suono appare subito “più rotondo”. Che musica fanno? Durante l'infanzia hanno ascoltato vari generi: il batterista ascoltava i dischi dei Sex Pistols grazie al fratello e al vicino. Poi ha perso la testa per i Green Day e per l'album Dookie, mi dice che è solo grazie a quell'album che ha voluto iniziare a suonare il basso. Il chitarrista ascoltava invece gli U2, ma anche i Metallica e a 16 anni era pazzo per gli Slipknot. Il bassista è il più giovane del gruppo, a undici anni ascoltava gruppi rock germanici e poi i Papa Roach; il cantante invece, dopo aver ascoltato vari gruppi rock è passato al punk e post punk americano... tutte queste influenze musicali mischiate insieme hanno dato vita ad un punk rock contaminato da sonorità metal... No hardcore! O no? Il batterista dice che la loro musica non si può definire... la realtà è che loro “provano” a fare generi musicali diversi... ma esce sempre punk. Con varie sfumature certo, lento o veloce, più metal o più hardcore e forse anche un po' blues, ma sempre e comunque … punk. Perchè loro sono effettivamente così, almeno nello spirito, almeno quando suonano. In realtà (dice sempre il batterista), loro se ne fregano del genere. Loro fanno quello che viene e se li soddisfa lo tengono oppure lo buttano via, perché l'importante è divertirsi e “fare quello che ci piace”.
I testi parlano di giustizia, di guerra e delle situazioni che ti trovi ad affrontare nella vita...Ma anche di cose banali, come una vacanza. E' il cantante che parla: è lui la vera anima del gruppo, e questa è la cosa su cui tutti si trovano d'accordo. E' lui che scrive “come una macchina” ed è grazie a lui che nasce prima il testo e poi la musica. Ed è ancora lui a dare spesso l'idea musicale per un pezzo, con un “riff” improvvisato alla chitarra, che poi viene lavorato, limato, rifinito e discusso con l'apporto di tutti. Così è nato il loro nuovo ep dal titolo “Forgotten Dicks”. Mi fanno sentire qualche pezzo in sala prove e li riprendo con l'I-phone di föbe, visto che la macchina fotografica è ormai impallata. 
 Che dire della loro musica? Lenta o veloce, un po' metal o un po' hardcore che sia … ma punk, il risultato è sempre un po' punk. E' questo il bello: è una musica grezza, immediata, ruvida, urlata ed emozionante... Virtuosamente imperfetta. Io non lo so se i Forgotten Dicks siano i “Ramones Sudtirolesi”. So solo che quando li senti dal vivo, la rabbia e l'emozione che riescono a trasmettere con la loro musica ti arriva, perché loro sono come li vedi e ci credono veramente in quello che fanno ...E forse alla fine, quando sei lì davanti al palco ... beh, alla fine scopri che anche a te piacebbe credere che quei ragazzi che suonano lì davanti sono i Ramones...i Ramones sudtirolesi. 

Prossime date:       02. Marzo 2013 BOLZANO - Rock'n'Roll Club Via Galvani
 03. Marzo 2013 EGNA - Point